#Produttività: la malattia dell’OCSE, del mondo, ma non di tutti

Gli economisti degli aggregati (es:dati aggregati per Paese) non sanno più che pesci pigliare. Non riescono a spiegare come mai il GDP non cresca più. Forse sperano nelle taumaturgiche, ingenti e impensabili azioni monetaristiche (es.QE, tassi negativi, ecc.) messe in campo dal sistema finanziario. Niente da fare; anche a non far nulla di diverso dal solito, la domanda non riparte.

C’è da chiedersi se la questione non sia né di crisi della domanda né di manipolazioni monetarie.

Il fatto è che la misteriosa “produttività” non ingrana la marcia giusta. Per alcuni poi è peggio di altri; guardate qui le variazione del GDP nell’ultimo quindicennio. L’aggregato Italia è veramente messo male.

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Eppure la MdPpc (Media del Pollo per capita) italiana è allineata con la media OCSE.

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Che considerazioni possiamo trarre da questa prima visione aggregata?
La prima osservazione è che, ammesso che i governi si preoccupino di far crescere il GDPpc (per capita), in generale non ci riescono.
La seconda è che il GDP per capita racconta cose diverse dal tasso di crescita GDPaggregato(nazionale).
La terza è che si intravede una sorta di specularità inversa rappresentata dalla figura che segue, commentata subito dopo.

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  1. I Paesi con il GDPpc più elevato crescono meno velocemente dei migliori (a dx in alto). Alcuni addirittura precipitano nell’area di crescita negativa (IRLanda, Olanda, Danimarca)
  2. Quattro dei Paesi con il GDPpc più basso (in basso a sx – Messico, Turchia, POLonia, Slovacchia) crescono a tassi elevati, sono i migliori (in alto a dx). Tutti gli altri restano in area di crescita quasi nulla o negativa.
  3. I Paesi con GDPpc medio, crescono poco o nulla; salvo alcuni Paesi che invece continuano a precipitare (FINlandia, Spagna, ITAlia)
  4. Ci alcune eccezioni notevoli come ad esempio AUStralia e CANada che mantengono sia un’ottima posizione sul GDPpc sia un tasso di crescita molto buono

In sintesi quelli che una volta erano le migliori locomotive, non tirano più come una volta. Si affacciano pochi nuovi giocatori, non ancora in grado di trainare l’economia dei vecchi stanchi. Gli incapaci sono sempre più incapaci.

Gli economisti dicono di non capire perchè la crescita non riparte. Potrebbero forse arricchire i loro studi esplorando “territori” al di sotto del “cielo” delle medie del pollo. Potrebbero forse imbattersi in qualche dato analitico coerente con i fenomeni “meno aggregati”. Potrebbero porsi domande quali:

  • Non sarà che la tanto odiata globalizzazione sta ribilanciando il benessere del mondo?
  • Non sarà che il sistema economico umano mostra sintomi di autoregolazione? Anche in assenza dell’azione pianificatoria di un governo centrale?
  • Non sarà che, oltre certi limiti, è inutile che i governi, e con loro gli economisti, cerchino metodi per prevedere,  stimolare se non forzare le scelte dei Cittadini?

A breve usciranno i report 2016 che mostreranno dati aggiornati e così potremo meglio esaminare l’accaduto e confrontarlo con le aspettative di chi, governo centrale e sistema finanziario, ha pensato alle misure e contromisure per reindirizzare l’economia degli aggregati.