Prologo per una democrazia 3.0

Democrazia – Il presupposto per una democrazia 3.0 è che i cittadini ai quali ci rivolgiamo abbiano scelto ed interiorizzato la preferenza per la forma organizzativa di governo chiamata Democrazia:

  • Principio –La democrazia si fonda sul diritto di ciascuno di essere un individuo unico, diverso da tutti gli altri, sovrano sul proprio corpo, sulle proprie opinioni, sul proprio futuro, sulle proprie risorse e sui propri beni. La democrazia non è il luogo degli uguali, ma il luogo dei diversi.
  • Assioma – Gli esseri umani desiderano aggregarsi, contemporaneamente in molteplici società, e disassociarsene. Gli individui non appartengono alle società, ma al contrario ne possiedono una quota.

Storia della democrazia –  Non è inutile ricordare quanto recenti e poco esperte siano le organizzazioni con governo democratico:

  • Dem0 – In una fase che potremmo definire dem0, dalle origini alla fine del ‘700, la democrazia è stata sperimentata a macchia di leopardo in una sequenza di errori e aggiustamenti.
  • Dem1 – Alla fine del ‘700 alcuni Paesi hanno adottato organizzazioni democratiche funzionanti e stabili, per esempio le Sette Provincie Olandesi, gli USA, la Svizzera, UK con la sua progressiva trasformazione e pochissime altre.
  • Dem2 – Con la WWII (Seconda Guerra Mondiale) la democrazia è stata adottata in numerosi Paesi che hanno subito sentito la necessità di ulteriori organismi sovranazionali, ugualmente democratici, come l’EU, la BCE, l’ONU, il WTO, FMI, il Tribunale dell’Aja.
  • Dem3? – In questi anni ci chiediamo se dem2 regga al potente sviluppo dell’uomo generato delle democrazie moderne. Specialmente ci chiediamo se dem2 sia in grado di riconfigurarsi alla luce delle complessità:
    • delle democrazie multilivello oramai già largamente operative (Città, Regione, Paese, Continente, Globo)
    • della rapida scomparsa dei confini
    • dei poteri sempre meno centralizzati e spinti in giù al più basso livello possibile di decidibilità
    • dell’interazione peer-to-peer fra individui che supera qualsiasi confine fra società. Nel bene e nel male, la società liquida descritta da Baumann è globale e sta sfidando ogni confine, ogni separazione, ogni uniformità.

Cultura – Gli uomini hanno memoria e tendono a ripetere i comportamenti ritenuti di “successo”.

  • Individuo – Ciascun individuo fa decantare l’esperienza e la deposita in un catalogo di comportamenti che può essere trasmesso agli altri e alla sua discendenza con una infinità di mezzi attivi (racconti orali, scritti, rappresentati, ecc.) e passivi (per imitazione, per osservazione, ecc.).
  • Comunità – Ciascuno ha un proprio catalogo unico di comportamenti che costituisce il suo DNA etico. Quando molti elementi del catalogo sono comuni ad altri, si forma una comunità entro la quale gli individui si riconoscono e sono l’un l’altro affidabilmente prevedibili
  • Efficienza – L’efficienza è il prodotto principale del complesso processo di apprendimento dei “comportamenti di successo”: riduce il numero di errori, fa risparmiare energia, risorse e tempo, rende prevedibili i comportamenti dei membri della comunità, accelera lo scambio informativo, aumenta la cooperazione e in definitiva accumula una forza collettiva più che proporzionale a quella dei singoli individui. Aumenta le possibilità di resistere alle forze della natura e di competere con altri gruppi.
  • Standard – Pensate a cosa succederebbe se invece di circolare a destra, ciascuno circolasse a suo modo. La cultura (catalogo dei comportamenti) è il substrato che stimola l’invenzione e l’uso degli standard, il diametro dei tubi, le prese elettriche, il metro; anche il Diritto è uno standard. Senza standard dovremmo inventare l’acqua calda tutti i giorni. L’efficienza implicita dell’uso degli standard consente di recuperare tempo ed energia a favore dell’innovazione; ma l’innovazione non è cultura, semmai è il contrario: la cultura tende a produrre ripetitività, sicura tranquillizzante ripetitività.
  • Errori e innovazione – La cultura tende a omogeneizzare, uniformare, congelare i comportamenti “utili” in una ripetizione senza fine. Questa è una tendenza che però mai conduce al tutto uguale e ripetitivo. In un contesto in evoluzione, i comportamenti ripetitivi producono errori, inefficienze e anche gravi danni.  Fortunatamente la cultura contiene in sé anche i processi per riconoscimento degli errori e delle inefficienze, i processi di apprendimento, di innovazione e di sperimentazione. In sostanza la cultura da un lato rende tutto più efficiente, dall’altro apre la porta alla non-cultura, alla comprensione dell’inesplorato, del barbaro, dell’inesplicato e infine al cambiamento.
  • Qualità della vita – La cultura interpretata esclusivamente come efficienza, sicurezza, ripetitività non rende giustizia alla complessità dell’apprendimento proprio della cultura stessa. Solo una parte della vita è misurabile in termini di “successo quantitativo”; una larghissima parte dell’applicazione della cultura produce risultati percettibili, ma non misurabili. La cultura migliora la qualità della vita anche su dimensioni ancora poco esplorate come quelle dei sensi, dei sentimenti, dell’estetica. Nessuno sa cosa veramente vuol dire “successo”; può essere sinonimo di “qualità della vita”?

Morale ed etica – Fino al recente passato i due termini sono stati sovrapponibili. Entrambe le parole, morale ed etica, pongono in relazione l’individuo con i suoi pari e con un “alto”, più o meno trascendente. Col passare del tempo e con la crescente consapevolezza delle logiche (valori) della democrazia si avverte l’esigenza di distinguere e specializzare i significati delle due parole. Ecco un’ipotesi che sta facendosi strada:

  • La morale riguarda ciò che l’uomo deve al trascendente. La morale si converte in comportamenti quotidiani che discendono dalla fede/fiducia nella più grande capacità dell’”alto”, un capo o un’entità trascendente. L’espressione “rendere conto alla propria coscienza” bene interpreta il prevalere della coscienza, dell’immutabilità e dell’eternità delle leggi della morale. Nello stesso tempo descrive il conflitto fra individui che rispondo a coscienze (morali) diverse. Sono quotidianamente sotto i nostri occhi i tragici effetti delle morali di massa (società culturalmente troppo omogenee) che violentemente si scontrano. La democrazia al contrario è un sistema che tende a realizzare la convivenza pacifica fra individui con diverse morali; la democrazia è appunto il luogo dei diversi, a patto che tutti subordinino la propria individuale morale all’etica.
  • L’etica riguarda ciò che l’uomo deve ai suoi pari. L’etica ha labili interdipendenze con la morale. L’etica è l’insieme dei comportamenti, delle regole, che i membri di ciascuna società decidono di adottare; indipendentemente dalla morale di ciascuno. Al contrario della morale, l’etica non ha alcuna pretesa di totalità; all’etica è sufficiente che solo alcuni comportamenti siano comuni ai membri della società. Per i rimanenti comportamenti, ciascuno è libero di agire come crede. L’etica cambia con il mutare del contesto; il meccanismo del cambiare sta nei membri della società e non richiede il coinvolgimento dell’”alto”; la coerenza fra morale ed etica è un problema che deve essere risolto da ciascun individuo, nell’unicità della sua anima.

La morale risponde ad un codice totale, unitario, eterno, immutabile come spesso è scritto in un testo millenario.
L’etica risponde al cangiante insieme della cultura comune, delle regole non scritte e delle regole scritte, delle norme, delle leggi e delle costituzioni.
La distinzione fra morale ed etica assomiglia molto a quell’altra interessante differenza fra ius e lex, la legge della natura e la legge degli uomini. Ma questa è un’altra storia.

Beni comuni – Le società sono tali in quanto i loro membri condividono almeno un obiettivo comune. La democrazia separa la grande visione individuale (totale, unitaria, pervasiva) dai singoli obbiettivi “societari” (concreti, tangibili, limitati). In altri termini la democrazia agisce (prevalentemente e perciò non esclusivamente) sui cosiddetti “beni comuni” che a questo punto è indispensabile definire.
In generale la proprietà definisce il “bene”. La proprietà di un campo non richiede di distinguere i singoli sassi, piante e tipi di terra e acqua. La delimitazione geometrica è sufficiente a definire il “bene campo”. A maggior ragione i “beni comuni” sono identificati dalla proprietà, per esempio le scale sono proprietà collettiva dei condomini, la strada comunale è proprietà collettiva degli abitanti del comune. Molto più complesso è identificare oggetti dei quali è impossibile riconoscere la proprietà (per esempio l’aria). Questa eccezionalità, ci porta ad assimilare la proprietà alla responsabilità, all’accountabilty, su alcune caratteristiche del bene (indicatori); per esempio la quantità delle polveri sottili in una certa area. L’approfondimento in questa direzione ci porta lontano dal tema democrazia 3.0; ai nostri fini l’individuazione della proprietà è probabilmente un fattore sufficientemente dirimente per determinare i confini dei beni comuni.

Economia – Poiché in democrazia molti sono coinvolti nelle decisioni è necessario un sistema di misurazione comprensibile a tutti: ed “economia” fu. L’economia è un insieme di standard e di regole che tutti, persone e società, condividono e usano per efficientemente comunicare. Laddove la conoscenza dell’economia è lacunosa, la comunicazione si carica di ambiguità, si fa inaffidabile e talvolta fantasiosa (non sempre in senso positivo).

Politica – La parola rappresenta una sfida concettuale e organizzativa che richiede una preliminare “rimessa a nuovo”, una ripulitura dalle incrostazioni millenarie che vi si sono depositate sopra.

  • I cittadini sovrani affidano una parte dei propri beni agli Amministratori Pubblici. La politica è sostanzialmente il compito di amministrare i beni comuni, aggregati in ciascuna società (es:il comune, il territorio italiano), al fine di farli “rendere” in termini di migliore qualità della vita. Questo concetto è espresso, talvolta con complicate parafrasi, nelle Costituzioni democratiche.
  • Non abbiamo alcuna proposta sulla definizione di “qualità della vita”. Abbiamo però sufficienti argomentazioni per affermare che essa non è definibile in altro modo se non nella descrizione che ciascun individuo ne dà per sè stesso. La prima argomentazione risiede nel fatto che è insito nel concetto stesso di democrazia che ciascun individuo possa immaginare un proprio futuro e provi a realizzarlo. Già questa individualità costituisce di per sé l’ostacolo principale a definire un unico standard di “qualità della vita”. Al contrario, nei “sistemi centralistici” lo standard unico per tutti è il prerequisito fondante.
  • In democrazia la convergenza di interesse (qualità della vita) fra individui è temporanea. Per esemplificare, nei contratti è obbligatorio indicare la data di scadenza del contratto, pena la sua invalidità. Stiamo mettendo a fuoco che:
    • la morale può porre obiettivi totali, immutabili e centralmente governabili (forse)
    • al contrario in democrazia la “qualità della vita” è un obiettivo mobile.

In conclusione potremmo supporre che i Paesi, che chiamiamo più avanzati, abbiano prodotto una qualità della vita maggiore di qualsiasi altro Paese. Ma potrebbe non essere vero. Lasciamo la confutazione di questo diffuso convincimento a chi invece ritiene che altri Paesi e culture abbiano ottenuto risultati migliori. Pragmaticamente il dibattito fra le due fazioni potrebbe rivelarsi un’illusione intellettuale, un errore di identificazione degli obiettivi. Parrebbe infatti poco utile distinguere chi sia di maggiore successo in un mondo che ha rallentato la produzione di valore aggiunto. La domanda cruciale sembra piuttosto essere: come si può tornare a produrre valore aggiunto (qualità della vita)?

Quale organizzazione della società potrà liberare energie potenti almeno quanto hanno fatto i sistemi democratici negli ultimi due secoli? Ci sarà una dem3 che proietterà i nostri figli in un mondo entusiasmante? Come sarà fatta?
Gli indizi e i sintomi dell’esistenza di una dem3 in sperimentazione sono visibili. Ma questa è storia in divenire, da narrare in altri capitoli.