#Raccomandazione è la parola ambigua di oggi

Parola ambigua non troppo, a dire il vero: è chiaro che cosa è la Raccomandazione.

Ma procediamo con ordine.
Per raccomandazione si intende, comunemente, un’azione o una condizione che favorisce un soggetto, detto raccomandato, nell’ambito di una procedura di valutazione o selezione, a prescindere dalle finalità apparenti della procedura, che sarebbero (condizionale d’obbligo, coi tempi osceni che corrono) di indicare i più meritevoli e capaci. Per essere tale, la raccomandazione deve coinvolgere un altro soggetto, detto raccomandante o sponsor, il quale esercita un’influenza sulla procedura di valutazione, indipendentemente dalle qualità del soggetto raccomandato.

Le procedure di valutazione o selezione più frequentemente distorte dalle raccomandazioni sono i concorsi pubblici, le procedure di selezione del personale, i procedimenti di valutazione scolastica o di accesso a un corso di studi, gli esami universitari o di abilitazione professionale, o qualsiasi procedura dove si valuta l’idoneità o la competenza di un soggetto in un determinato ambito professionale o culturale. Coinvolgono raramente “poveri cristi”, più spesso “figli di papà”, talora altolocati (vale la pena ricordare, seppure di sfuggita, che si può rapidamente e clamorosamente cadere dalle alte vette, specialmente quando #staisereno).
La raccomandazione che agisce su queste procedure introducendo un criterio di valutazione estraneo ai criteri logici ordinari, che dovrebbero puntare a scegliere i più preparati e i più idonei. Questa caratteristica la distingue da altre pratiche apparentemente simili, ma eticamente legittime e socialmente funzionali, come la presentazione di un allievo, da parte di uno scienziato a un altro scienziato, affinché l’allievo prosegua con il secondo scienziato il percorso di ricerca già intrapreso con il primo. In questo caso, infatti, l’azione dello scienziato “raccomandante” non prescinde affatto dalla qualità del “raccomandato”, testata appropriatamente attraverso l’esperienza di ricerca. Per sincerare l’esistenza di una vera “raccomandazione” occorre dunque comprendere la natura dei rapporti tra i soggetti coinvolti, e chiarire se la natura di questi rapporti sono tali da introdurre, nel processo di valutazione, criteri estranei a quelli del merito e della capacità del valutando.
Quando la raccomandazione ha buon esito e il candidato è insediato nel posto di lavoro da lui richiesto, può succedere che gli venga segnalato dall’ex raccomandatario un nuovo candidato da favorire, aprendo così una catena che è molto difficile interrompere, ma che finisce spesso per premiare candidati impreparati o inadatti a quella mansione a danno di altre persone che avrebbero i titoli e la preparazione ottimale per accedere, ma che si vedono esclusi a priori dall’accesso. La raccomandazione viaggia spesso attraverso circuiti familiari (nepotismo): un parente può essere favorito da un membro della stessa famiglia che occupa una posizione importante in seno a un istituto della pubblica amministrazione, un ente privato o una struttura confessionale, se in tali istituzioni esistono soggetti in grado e propensi a favorire dei loro protetti e manchi la vigilanza delle istituzioni. Di padre in figlio, da figlio ad amico, da amico ad amico imbecille: la catena della raccomandazione ha tanti anelli deboli, che vengono rinforzati dalla “logica del gruppo chiuso di occupazione”.
Questa pratica danneggia quindi meritocrazia e efficienza che dovrebbero essere sempre alla base delle assunzioni e della gestione: l’accesso di nuovi assunti non in grado di assolvere ai requisiti richiesti può causare una diminuzione o un danno alla produttività e all’efficienza di una struttura, mentre in molti casi la macchina burocratica della stessa diventa più lenta per la presenza di personale assunto ad hoc in numero eccedente rispetto alle necessità effettive. Talvolta il raccomandatario, se in una posizione molto influente, può addirittura indire un concorso o una serie di colloqui per posizioni per esaudire le necessità del raccomandato.
La maggior parte delle raccomandazioni sono da considerare una vera e propria piaga sociale che danneggia alle fondamenta il sistema sociale ed economico, incentivando la “fuga dei cervelli”, minando la competitività del sistema produttivo, incentivando l’inefficienza, gli sprechi e l’illegalità nella pubblica amministrazione e contribuendo a diffondere un’atmosfera di sfiducia e scarsa propensione al lavoro e allo studio.

Sine qua non.