Ritorno all’antico per le Ferrovie Francesi: verso la fusione tra Rete e Trasporto; di Andrea Bricchi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Andrea Bricchi, esperto del settore ferroviario. Il tema dell’assetto proprietario, e ad cascata gestionale, delle ferrovie è lasciato alle decisioni del legislatore e degli “addetti ai lavori”, troppo spesso senza considerare “il mercato” : viaggiatori-clienti, “stakeholders”, concorrenti (attuali e potenziali). La soluzione francese (descritta nell’articolo) va verso il ri-accentramento societario ed operativo; in Europa esistono modelli diversi, da quello italiano (la cui liberalizzazione è ancora tutta da scoprire) a quello tedesco, a quello inglese ed ora quello francese: il treno collega le città ma non i paesi?… (ItaliAperta)

Nel 1997 Bruxelles, con l’avvento della concorrenza tra operatori ferroviari, chiese ad SNCF (Société Nationale Chemins de Fer) di separare il gestore delle infrastrutture (l’ente che ha il compito di pianificare ed attribuire gli orari e di gestire le linee), dagli operatori ferroviari in senso stretto (i gestori dei treni).
Come conseguenza venne creata RFF (Réseau Ferré de France), l’equivalente dell’italiana RFI.
In questo contesto si presentavano due possibili scenari: una separazione totale, come avvenne in Svezia, oppure una separazione solo amministrativa, come in Germania. La scelta fu quella di avere due entità completamente indipendenti.
Nel contempo lo Stato francese trasferì ad RFF il debito di SNCF, che si aggirava attorno ai venti miliardi di EURO.

“SNCF proveniva da investimenti ingenti sulle linee TGV – ricorda Yves Crozet, economista dei trasporti e Professore all’Università di Lione – oltre che da numerosi debiti cumulati di anno in anno”. Con questo escamotage il governo evitò di aggiungere tale ingente fardello al debito pubblico.

RFF assunse immediatamente circa duemila persone e stipulò contratti con SNCF perché il suo ramo d’impresa, denominato Infra, realizzasse la manutenzione ed i lavori sulla rete. Come contropartita la Direzione della circolazione definì le tariffe che gli operatori ferroviari dovevano riconoscere ad RFF.

In effetti, però, questa separazione totale ha generato soprattutto disfunzioni, ritardi, burocrazia, costi e strutture spesso ridondanti. Tutto ciò ha dato vita, nel tempo, ad un accumulo di storture e problematiche di difficile gestione e soluzione.
Si sono avute spesso incomprensioni, lavori senza alcun coordinamento, tra chi gestiva i treni e le stazioni (SNCF) e chi aveva in carico piazzali, marciapiedi e binari (RFF).

La conseguenza immediata fu un notevole incremento del debito, che nel giro di poco tempo schizzò ad oltre 33 miliardi di EURO, per la sola RFF. Il pagamento del fee di pedaggio da parte degli operatori pubblici (SNCF, Proximité, SNCF GEODIS ed SNCF Voyages) e privati (Fret, Thello ed altri) non erano né divennero mai sufficienti a compensare gli ingenti costi di gestione delle infrastrutture.
Gli interessi finanziari sul debito, inoltre, hanno contribuito ad aumentarlo diulteriori 1,5 miliardi di EURO all’anno, fino ad oggi.

Per questo motivo il Governo francese ha messo in cantiere una riforma, che prevede la costituzione di un nuovo gruppo pubblico, facente capo ad SNCF, composto da due rami controllati: il gestore delle infrastrutture, che si chiamerà SNCF Réseau, e l’ente ferroviario in senso stretto, denominatoSNCF Mobilités.

In quest’ottica il gestore unico delle infrastrutture, SNCF Réseau, sarà ottenuto dalla fusione degli attuali attori, totalmente scoordinati e mal gestiti, di tale branch: RFF stessa, SNCF Infra e la Direzione della Circolazione Ferroviaria di SNCF, mentre sorgerà anche un nuovo gruppo integrato che si farà carico delle sinergie industriali.
Oltre ad assicurarne il controllo, il governo strategico, l’integrazione industriale e l’unità sociale, l’Amministrazione Pubblica avrà il potere di nomina su di un terzo dei membri del CdA di SNCF Réseau e della sorella SNCF Mobilités.

La holdingSNCF sarà diretta da un board costituito dal Presidente di SNCF Réseau e da quello di SNCF Mobilités, nominati dallo Stato, con uguali poteri e piena responsabilità operazionale per le proprie società. Tale board sarà messo sotto l’autorità di un consiglio di sorveglianza, il cui Presidente verrà nominato dal Governo francese, costituito da rappresentanti dello Stato, delle Regioni, del Parlamento e dei dipendenti.
Lo statuto imporrà anche, oltre ad un quadro sociale comune a tutto il settore ferroviario, un limite all’indebitamento complessivo di SNCF Réseau, che non potrà sorpassare una soglia prefissata, oltre la quale tutti i progetti richiesti dagli enti locali dovranno essere finanziati da loro stessi.
Infine verrà costituita l’ARAF (Autorité de Régulation des ActivitésFerroviaires), ovvero un ente regolatore con maggiori poteri, che avrà autorità di controllo sull’insieme del sistema ferroviario.

I sindacati sembrano essere dubbiosi nei confronti di questa riforma e sembrano temere che l’eccesso di rigore possa comportare un collasso dell’intero comparto. Inoltre chiedono che lo Stato riprenda su di sé il debito complessivo, in modo tale che questo non gravi sulla produttività e, quindi, sui dipendenti.
“La linea dettata rappresenta chiaramente una divisione tratteggiata tra l’operatore del trasporto e quello delle infrastrutture, che sarà facile da tagliare, in futuro, senza troppe remore”, ha detto Bernard Aubin, segretario nazionale di First.

Transdev, un potenziale concorrente di SNCF, dice di approvare la fusione, pur criticandone la metodologia: “Sarebbe stato meglio non mettere le due società sotto lo stesso organismo di controllo – dice Laurent Mazille, Vice Direttore delle relazioni istituzionali – Questo potrebbe, infatti, far temere per l’opacità della gestione finanziaria…”.

InfinePierre Cardo, Direttore di ARAF, se da un lato si mostra d’accordo con la fusione, dall’altro contesta le tempistiche, e si rammarica del fatto che la riforma faccia poco riferimento alla piena apertura del mercato alla concorrenza, previsto per il 2019: “Bruxelles ha espresso la sua approvazione per la formula scelta dal Governo, però ha imposto una clausola di reciprocità: se la Francia non aprirà la sua rete alla concorrenza, gli altri Paesi dell’Unione Europea potrebbero impedire ad SNCF di operare sul loro territorio. Dispiace perché sappiamo bene che le solo possibilità di sviluppo di SNCF siano verso i mercati internazionali!”.

 

Andrea Bricchi
(Twitter: @andreabricchi77).

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