Ritratto di gentildonna nelle vesti di Lucrezia

Il nostro twitt su questo quadro ha ricevuto 8600 sguardi e abbiamo ritenuto di ringraziare per l’attenzione ripubblicando con un minimo di commento.

Ritratto di gentildonna nelle vesti di Lucrezia
Autore: Lorenzo Lotto
Anno: forse 1553
Dimensioni: 95,9 x 110,5
Dove: National Gallery Londra

Sarebbe affascinante se la protagonista fosse la veneziana Lucrezia Valier, moglie di un Pesaro; ma è solo un’ipotesi indiziaria. Invece è più solida l’iconografia. La gentildonna è raffigurata con i riferimenti a quell’altra Lucrezia, eroina romana che si pugnalò al petto per non poter sopportare il disprezzo che le persone dell’epoca provavano per le donne violentate. Per fortuna il ‘500 è lontano, ma certi sentimenti non sono ancora cancellati. L’umanità apprende e cambia con grandissima lentezza.
Lucrezia guarda dritto negli occhi l’osservatore e sembra sia affermare sia chiedergli un’opinione che attende con espressione interrogativa e severa.
L’acconciatura, la cuffia a ciambella, i riccioli, i nastri ricamati, sono tipici delle donne maritate. I gioielli e la complessa e ricca veste ricordano un’elevata posizione sociale.
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La mano sinistra propone una stampa della Lucrezia romana. La sua mano destra mostra sia la stampa sia la lettera con la scritta: “Non debba alcuna donna impudica sopravvivere all’esempio di Lucrezia”. Per sgombrare il campo da ogni interpretazione ambigua, il mazzetto di violaciocche sul tavolo dichiara che la Lucrezia esercita virtù coniugali e castità. Infatti la sinuosità della posizione non ha nulla di sensuale; sembra piuttosto pensata per dare dinamicità diagonale ad un ritratto che altrimenti sarebbe immobile.
Nemmeno l’ampia scollatura è sensuale; al contrario la collana è spostata, e lo stesso il velo, in modo da offrire il petto all’autosacrificio proprio come la Lucrezia suicida.

L’opera è stata prestata alla National Gallery di Londra dalla Pinacoteca Civica di Ancona in un quadro di amichevoli reciproci scambi.

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