#Mercato – Scegliere e farsi scegliere

La parola “mercato” sintetizza, in un concetto generale e forse un po’ astratto, i più concreti “mercato del pesce”, “mercato delle erbe”, “mercato di via Fauchè” e i mercati di qualsiasi cosa. Quei “luoghi” fisici, ambulanti o virtuali, da sempre parte della vita sociale sono conditi con chiacchiericci informativi, spettegolanti, seduttivi, antipatici, amichevoli o furbeschi. La lunga storia dei mercati dimostra che gli uomini hanno ritenuto che in quei “luoghi” si trovino risposte utili e divertenti a un buon numero delle loro necessità e desideri. Nonostante molti non apprezzino alcuni dei comportamenti dei compratori, venditori, ciarlatani, truffatori, borseggiatori, perditempo e altri. Nei mercati si fanno trasparenti scambi di merci, ma ci si fa anche molto altro, non sempre trasparente; il che rende il fenomeno abbastanza intricato. Per trasparenza si intende legalità, e viceversa, ma questa è un’altra storia.

 Scegliere e farsi scegliere – Il “mercato” è materia di studio, da secoli, in ciascuna delle discipline del sapere. Parrebbe tuttavia che al momento via sia una convergenza, fra le varie scuole di pensiero, a proposito di una quasi sovrapponibilità fra i concetti di “mercato” e di “sistema di relazioni”. Secondo questa visione, il mercato sarebbe il “luogo” entro cui gli individui “scelgono e si fanno scegliere”. Una definizione elegante per la sua semplicità e applicabilità in tutti gli strati della cipolla del sapere (la fisica, la chimica, la biologia, l’etologia, l’antropologia). In fisica le particelle si attraggono, si respingono, o si restano indifferenti, proprio come in un mercato. Il principio di attrattività collega anche gli elementi chimici. Lo stesso accade in biologia e nei cipollo-strati via via più complessi.

 Al “mercato del pesce” ci si va per scegliere il pescivendolo da cui forse compreremo un bel pesce che forse abbiamo già in mente, ma non è detto. Probabilmente ci proporremo a qualche pescivendolo perché ci convinca a diventare suoi clienti. Viceversa il pescivendolo si propone per essere scelto come fornitore di pesce, curiosamente del “miglior pesce” sul mercato. Anche se sappiamo che viene dallo stesso mare e con la stessa barca del pesce dell’altro pescivendolo lì a fianco.

Semplicità complessa – Cosa abbiamo imparato? Che i comportamenti delle persone al mercato sono semplici, intuitivi, comprensibili, anche se si realizzano secondo schemi assai complessi e per lo più inconsapevoli.

Neutralità del mercato ? – Al mercato quasi tutti ci divertiamo, eppure vi è una parte di noi che riserva critiche dure al mercato. Non escludo che incappino in un errore di prospettiva confondendo i comportamenti dannosi di alcune persone con un “luogo” per sua natura tendenzialmente inerte.

Domanda: davvero il luogo-mercato è “neutro”? Un “mercato del pesce” marcescente e mai pulito, probabilmente riduce di molto il flusso dei clienti, dei pescivendoli, e di conseguenza dei ladri e dei faccendieri che amano moltissimo il grande traffico di persone. Quel mercato del pesce, o meglio i suoi amministratori, hanno scelto comportamenti che selezionano fornitori, clienti, ladri e topi che a loro volta scelgono di operare in quell’ambiente. Gli altri clienti e borseggiatori che non gradiscono le condizioni del luogo si spostano nell’altro mercato del pesce, quello pulito fresco e ordinato dal quale i topi vengono scacciati. Qualche amministratore scaccia anche i borseggiatori, ma non i mafiosi. Anche questa è un’altra storia.

 Accumulazione dell’esperienza – Anche i “mercati” dunque scelgono e si fanno scegliere. Si differenziano e competono con altri mercati. La logica del mercato è incontenibile. Infatti capita che se alcuni si accordano per formare un monopolio, è frequente che creino opportunità per mercati alternativi come il contrabbando. Non c’è tregua. Però non è il mercato ad agire; il mercato non pensa e non agisce. Il mercato semplicemente esiste. Potremmo dire che il mercato è un luogo dove perennemente e collettivamente si creano e si accumulano certi tipi di esperienza.

 Amministratori – Nel corso della storia, forze, più o meno consapevoli, hanno influenzato, e talvolta imposto, specifici comportamenti. Ad esempio, quasi certamente il clima nord-temperato ha influenzato il commercio degli ombrelli. Ben più consapevoli, capi tribù, re, imperatori, dittatori hanno cercato di piegare il funzionamento dei mercati per i loro propri scopi.

Qui è necessario presentare gli attori, nuovi entranti, in questa storia: gli amministratori. Ogni qualvolta che due o più uomini si associano si dotano di amministratori del gruppo. L’obiezione più frequente è che spesso sono gli “amministratori” stessi che si sono presi “l’amministrazione”. Ma qui non analizziamo i vari tipi di amministrazione, solo osserviamo che ogni associazione ha degli amministratori. La ragione dell’associarsi sta presumibilmente nella maggiore forza del gruppo. Più forti contro chi, contro altri gruppi? Contro i singoli?

Difficile rispondere, ma l’osservazione storica porta numerosissimi esempi di amministratori che, con il pretesto di fare il bene del gruppo contro altri gruppi, hanno prima di tutto tentato di perseguire i propri personali interessi contro i singoli individui del proprio gruppo. Questa è una strana dinamica di tolleranza dei singoli verso amministratori arroganti e prepotenti. Un tale tolleranza si giustifica solo se gli uni offrono bilanciati benefici complessivi all’associazione dei singoli. Il che rende di nuovo l’idea dello scegliere e del farsi scegliere in un equilibrio di interessi incrociati fra singoli associati e amministratori.

 Si tratta di un’asimmetria, amministratori contro singoli e viceversa, che va perennemente ribilanciata. Non sorprende quindi per nulla il saggissimo articolo 30 della Carta dei Diritti UmaniNulla, nella presente Dichiarazione, può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.Qui lo Stato, l’amministratore della cosa pubblica, viene sospettato e posto in relazione dialettica con i cittadini. Non sorprende che pochi siano gli Stati ad avere sottoscritto la Carta, e che meno ancora siano quelli che applicano l’articolo 30. Ciò che maggiormente passa sottotraccia è che la Carta è datata 1948, solo settant’anni fa. Nulla storicamente parlando. Siamo veramente all’inizio. Stiamo sperimentando e imparando.

 Cosa abbiamo imparato?

  • Che il mercato va amministrato (regolato) con saggezza dagli amministratori nell’interesse dei cittadini.

  • Che non è il “mercato”, entità astratta, a dovere essere posto sotto sorveglianza, ma gli amministratori e i loro comportamenti.

  • Che dobbiamo bilanciare la gratitudine verso gli amministratori, per essersi proposti per un così difficile compito, con l’attenzione affinchè nessuno di loro dimentichi chi ha avuto fiducia in loro. Con un monito: non c’è spazio per amministratori che non si sottopongono al giudizio di chi li ha scelti e che non si fanno scegliere.