Il lavoro è il punto d’origine del valore aggiunto

Non credo esista un solo economista al mondo che non concordi. Il lavoro trasforma, utilizza ciò che già c’è per produrre ciò che non c’era. I processi di trasformazione sono l’essenza del nostro universo e l’universo è incapace di stare fermo.

Il lavoro:

  1. nel “patrimonio pre-esistente di beni e di conoscenza”
  2. individua e seleziona quella particolare parte di conoscenza che chiamiamo “capacità di fare”
  3. e la applica per trasformare la materia e la conoscenza con il risultato di:
    1. consumare parte del “patrimonio pre-esistente”
    2. creare un “nuovo patrimonio di beni e conoscenze e anche di nuovo saper fare”.
  4. per ricominiciare da capo.

Ad ogni ciclo, la differenza fra il valore del patrimonio iniziale e quello finale è il valore aggiunto.
Anche su questo punto quasi tutti concordano, ma solo fin qui.

Non mi risulta che gli economisti abbiano ancora trovato un metodo credibile per misurare il “valore aggiunto” definito in questi termini. Il problema è che esistono incommensurabili aree di “non misurabilità”. Per esempio, come si fa a dare un valore alla ruota? Non quella della mia bicicletta che è perfettamente valorizzabile, ma quella del “saper fare e saper far funzionare” una ruota.
Da qualche parte deve esserci un metodo per risolvere il problema.
Il grande fan della semplicità Guglielmo di Ockham ci porgerebbe il suo rasoio per separare l’inutile astratto (da trascurare) dall’essenziale sul quale concentrarci. Nel nostro caso: trascurare il valore del patrimonio riutilizzabile gratuitamente, perciò da tutti, e misurare solamente il differenziale del patrimonio che distingue una persona da un’altra.
Quel differenziale si può perfettamente valorizzare nel momento in cui la persona che “possiede” quello specifico know-how lo rende disponibile a chi è disposto a pagarlo un prezzo equo (il valore del know-how o anche del lavoro).

Per vie inconsuete ci ricongiungiamo concettualmente al GDP (Gross Domestic Product, in italiano PIL) che misura il valore aggiunto procapite e nazionale. Nella pratica però è solo una somiglianza perchè il calcolo del PIL non contiene le variazioni del patrimonio; al contrario contiene i compensi provenienti anche da sussidi e welfare. Per esemplificare, in questi anni il PIL greco non solo è inferiore alle spese, ma è in gran parte pagato dai prestiti dall’estero; parte troppo piccola del PIL viene dal valore-aggiunto dell’industria nazionale. Nei conti pubblici questa distinzione non è calcolata nè pubblicata. Avrei qualche altro esempio nazionale che però rinvio ad altri momenti.

La sfida successiva è quindi calcolare il GDP con la distinzione fra lavoro-a valore-aggiunto da quello che invece è altro.

Non se ne abbiano a male gli economisti-veri se riprendo, allegramente ma non troppo, la direzione di ricerca indicata da Cipolla, secondo il quale ciascuna persona produce valore (o disvalore) in relazione a queste categorie di comportamenti:

  • gli Stupidi sono efficacemente e imprevedibilmente in grado di fare danno a sé stessi e agli altri. Questa categoria di comportamenti, singoli o reiterati, brucia valore. Di più se pagati per farlo. Qualcuno di questi comportamenti è riconosciuto anche dall’Amministrazione della Giustizia che talvolta ne calcola il disvalore e punisce chi adotta tali comportamenti.
  • I Banditi e gli Sprovveduti che traferiscono valore da una tasca all’altra in una sorta di gioco a somma zero. Il trasferimento aumenta il patrimonio dell’uno a spese dell’altro, ma lascia il patrimonio totale quasi invariato. Il “quasi” è dovuto al lavoro impegnato nel trasferimento che non aggiunge valore al totale, piuttosto ne toglie un pochino, come le zero della roulette al casinò. Dev’essere per questo che la sola circolazione del denaro, senza valore aggiunto, fa declinare i sistemi economici che adottano “la mera circolazione del denaro” come principio economico fondante. In molti di questi comportamenti l’Amministrazione della Giustizia riconosce casi contro la legge e ne calcola il danno. Al quale danno talvolta si somma il costo delle pene conseguenti che certamente bruciano valore.
  • Gli Intelligenti, anche inconsapevoli, con il loro lavoro producono beneficio a sé e agli altri. Spesso lasciati soli, talvolta ostacolati nel loro appassionato sforzo, essi aumentano il patrimonio proprio e quello degli altri.

Gli economisti-veri avranno mille argomentazioni contro queste considerazioni eccessivamente elementari. Spero che qualcuno contribuisca seriamente a spiegare, con parole di semplicità adeguata a noi non-economisti, cosa vuol dire lavoro e valore aggiunto.

Nell’attesa di nuove scoperte della “non scienza dell’economia degli aggregati”, tutta la mia simpatia e sostegno va a quelle persone che lavorano producendo valore aggiunto per tutti nonostante l’azione corastante delle altre categorie.

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  1. […] Il debito è a banda limitata, nella quantità e nel tempo. Il debito è lo specchio del credito; sebbene non indispensabile, è un utile acceleratore dell’innovazione e del valore aggiunto. […]

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