#Sottobanco e Inciucio sono le parole ambigue di oggi

La parola ambigua di oggi è duplice: Sottobanco ed il suo sinonimo Inciucio.

Sottobanco viene così definito nella Treccani: sottobanco (o sótto banco) avv. – Di nascosto, senza farsi vedere: vendere, acquistare una merce s., o di s.; i tagli di carne più scelti li dà s. ai clienti abituali; agire (di) s.; la soluzione dell’esercizio di matematica gliel’ha passata (di) s. un compagno. Con altro sign., mettere, passare s. (o sotto banco), mettere a tacere, non dar séguito o evasione, riferito a pratiche e atti burocratici, procedimenti giudiziarî, ecc.

Sottobanco è sinonimo di inciucio, termine che deriva dall’espressione dialettale napoletana ‘nciucio che significa spettegolare parlando fitto e a bassa voce. Termine che sta ad indicare un accordo sottobanco, un compromesso riservato tra fazioni formalmente avversarie, ma che in realtà attuano, anche con mezzi e intenti poco leciti, una logica di spartizione del potere.

Il termine inciucio è entrato nel gergo della politica italiana in seguito all’uso errato (ma noi non ci crediamo) che ne fece il giornalista Mino Fuccillo, in un’intervista a Massimo D’Alema per il quotidiano la Repubblica, il 28 ottobre 1995. Da allora, “inciucio” è divenuto un termine comune per riferirsi a un accordo informale fra forze politiche di ideologie contrapposte che mette in atto un do ut des o addirittura una vera e propria spartizione del potere. Nel caso italiano, un tacito patto di non-belligeranza sarebbe stato stipulato, secondo alcuni giornalisti, tra Massimo D’Alema, presidente dei Democratici di Sinistra (grazioso ossimoro demodé) ed allora ancora segretario, e Silvio Berlusconi, durante una cena a casa di Gianni Letta, il cosiddetto patto della crostata (in riferimento al dolce preparato per quell’occasione dalla signora Letta, di cui sono ancora ignoti gli ingredienti, tutti comunque insalubri per la fragile democrazia italiana). Secondo questa versione, D’Alema si sarebbe impegnato a non fare andare in porto una legge sulla regolamentazione delle frequenze televisive: a tale fine si sarebbe prestato l’allora presidente della ottava Commissione permanente del Senato, Claudio Petruccioli, non calendarizzando l’esame degli articoli del disegno di legge n. 1138 per tutta la XIII legislatura. Tale legge infatti avrebbe costretto il gruppo Mediaset a vendere una delle proprie reti (in tal caso avrebbe scelto probabilmente la meno importante, Rete 4). Inoltre, in quel periodo, Mediaset era in procinto di quotarsi in borsa, e una legge di quel calibro avrebbe fatto calare a picco il valore delle azioni. L’eventuale prezzo che l’altro contraente (Silvio Berlusconi) avrebbe promesso come merce di scambio non è noto. D’Alema bollò come “inciuci” (cioè pettegolezzi privi di fondamento) tali affermazioni. A causa, probabilmente, della scarsa conoscenza dei dialetti meridionali da parte dell’intervistatore, al termine fu attribuito un significato distorto, che è poi quello per il quale oggi viene più frequentemente utilizzato. La distorsione sembra creata ad arte, come improvvisa buccia di banana copiosamente gettata fra i piedi dell’ignaro potente (mai ignaro, se no che potente è?).
Più in generale, l’accusa di inciucio è usata non di rado da una parte di uno schieramento politico  (di sinistra come di destra, che del centro non si trovano sicure tracce) ogni volta che qualche politico di tale schieramento persegue l’obiettivo di accordarsi con lo schieramento contrapposto, anche se tale accordo è ricercato alla luce del sole o verte sulle regole comuni (accordi bipartisan).

Rimarchevole è anche il fatto che la polemica della Sinistra Arcobaleno contro la scelta del Partito democratico di correre da solo, nella campagna elettorale del 2008, abbia visto ritorcersi, contro Walter Veltroni, l’accusa originariamente mossa dieci anni prima da suoi ambienti contro il rivale storico Massimo D’Alema: sarebbe frutto di un “inciucio” risalente agli incontri Veltroni-Berlusconi del novembre 2007 sia la scelta di “tagliare le ali” alle due maxi-coalizioni del 2006, sia addirittura di far cessare il governo Prodi portando il Paese alle elezioni. L’intesa si sarebbe confermata dopo due mesi bruciando il tentativo esplorativo di Franco Marini. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te: detto tante volte tradito, assurto a “leit-motiv” della paludata politica nostrana, causa dell’incancrenirsi rapidissimo del malcostume politico.
Poiché la politica italiana ha storicamente visto molti episodi in tale direzione (primo dei quali, ancora nel Regno del Piemonte, fu quello tra Cavour e Urbano Rattazzi, all’epoca definito assai più aulicamente ‘il connubio’) Angelo Panebianco – in un suo commento sul Corriere della sera del 17 dicembre 2007 intitolato ‘Il dialogo e i suoi nemici’ – ha scritto: “a proposito di inciucio: non esiste forse un rapporto fra la decadenza politica di un Paese e la volgarità e la sciatteria del suo linguaggio politico?”.

 

Sine qua non.