Stipendi bassi? Serve il rotore del valore aggiunto

Perché in Italia gli stipendi sono bassi? Perché sono come gli elicotteri:
A – Pochi sanno come farli alzare in volo
B – Molti preferiscono la medietà del suolo
C – Il lavoro dei “mediatori del lavoro” è mediare (stare nella media)
D – Tutt’e tre

La metafora – L’elicottero si presta bene alla metafora per vari motivi, alcuni divertenti:

  1. La leva al centro non si chiama “cloche”, si chiama “ciclico”; parola che ricorda il ciclo di trasformazione che genera valore aggiunto
  2. L’altra strana leva laterale si chiama “collettivo” e comanda tutte le pale contemporaneamente
  3. Per volare non si può assolutamente spostare un solo comando, devono essere mossi tutti insieme contemporaneamente, in equilibrio
  4. Se l’elicottero sale, salgono anche gli stipendi. Se scende anche gli stipendi scendono.

Ciascun Cittadino, persona fisica o giuridica-impresa, è paragonabile a un elicottero. Ciascuno genera valore aggiunto, o lo consuma. Tutti insieme fanno uno stormo, a terra o in volo.

Gli AP non fanno crescere il GDP/GDPpc– Gli AP producono qualcosa che vale tanto quanto costa (*); perciò niente valore aggiunto e niente aumento di GDPpc (compenso medio per persona). Al massimo gli AP facilitano, oppure ostacolano manovrando coefficienti lineari (tasse e tassi, con moneta) all’economia reale. Spesso seguendo i suggerimenti degli “economisti degli aggregati” i cui interlocutori preferenziali sono gli AP (Amministratori Pubblici), globali e nazionali, e i generali del Sistema Finanziario.

Difficilmente i Cittadini riescono a individuare realmente chi facilita e chi ostacola; riescono però a comprendere che gli AP sono costosi, ma servono. Più precisamente: dovrebbero servire. Il dubbio che veramente servano viene quando variano le tasse, i tassi, la moneta e, nel 99% dei casi, abbassano il GDPpc. Se lo stormo volasse i Cittadini non se ne accorgerebbero, ma quando lo stormo è bloccato a terra, l’orizzonte è basso e le montagne dei costi si vedono benissimo.

Gli Italiani fanno il GDP? Gli economisti sono concordi: da decenni gli italiani producono poco o nessun valore aggiunto. Lo stormo è bloccato a terra. Non tutti lo sono, ma quei i Cittadini che sono in grado di generare valore sono molti meno di quelli che lo consumano. Il risultato complessivo tende quindi al ribasso. Sarebbe bello che molti di più generassero più valore di quanto ne consumino. È per questo che qui cerchiamo di capire la formula magica di quelli che generano valore aggiunto (di nuovo: i coefficienti lineari tasse, tassi e moneta che tanto appassionano il dibattito sono solo costose leve secondarie).

La cattiva notizia è che nessuno conosce un metodo certo per aggiungere valore. La seconda cattiva notizia è che il principio generatore di valore è il lavoro. La terza cattiva notizia è che, a causa di insegnamenti mal erogati e mal recepiti, molte persone credono che basti pedalare, possibilmente poco, per creare valore aggiunto; la dura realtà è che pedalare è fatica, ma non necessariamente è lavoro (**).

Il rotore del valore aggiunto – Il motore del valore aggiunto può essere rappresentato in molti modi, questa volta abbiamo scelto “Il rotore del valore aggiunto”.  È composto da 4 pale predisposte in modo che a ogni rotazione l’elicottero prenda un po’ di quota. La quota corrisponde alla misura del patrimonio/valore corrente. Se fossimo fisici, diremmo che salendo l’elicottero accumula energia cinetica. Un certo numero di economisti invece direbbe che il lavoro ben congegnato produce patrimonio/valore aggiunto. Insomma, se il rotore gira bene, le pale spingono in su l’elicottero, il valore aggiunto, il patrimonio, la crescita, i compensi e molto altro:

  1. Persone preparate – Per fare un prodotto innovativo, attrattivo vendibile ad un prezzo vantaggioso serve la cooperazione di persone istruite, preparate, esperte, capaci di accedere, utilizzare, assemblare conoscenze e materiali.
    • Il più attivo trasformatore esistente sulla superficie della Terra è l’uomo. Un certo numero, non piccolo, di persone dispongono di un micidiale strumento di trasformazione che, senza sollecitazioni particolari, progetta e fa produrre beni e servizi di tutti i tipi. Uso la parola “micidiali” perché talvolta gli uomini producono più mali e che beni.
    • L’uomo è strabiliante; è in grado di far cooperare innumerevoli persone e macchine, che lui stesso ha costruito; fa eseguire loro migliaia di operazioni diverse. Ci vuole più di un dizionario per elencarle: tagliare, cucire, piegare, imparare, pensare, cucinare, spedire in alto, scrivere, ricordare, avvitare, insegnare, stampare, ……
  2. Conoscenze
    • Conoscenze libere – I nostri predecessori ci hanno messo a disposizione un’enormità di conoscenze, liberamente e gratuitamente accessibili: la ruota, il fuoco, la stampa, la ricetta del risotto, ecc.
    • Conoscenze Proprietary(Rassegniamoci: gli italiani hanno insegnato l’allegretto andante, gli anglofoni hanno insegnato l’IP-Intellectual Property). Non tutte le conoscenze sono libere, alcune conoscenze sono “proprietary”. Se si desidera usare le conoscenze proprietary, è necessario provare ad acquisirne i diritti d’uso.
    • Densità di conoscenze – Tanto più dense, e facilmente accessibili, sono le conoscenze dell’ecosistema, tanto maggiore è la probabilità che l’elicottero voli più in alto; più l’ambiente è denso di conoscenze, più è probabile che lì sia prodotto maggiore valore aggiunto.
  3. Materiali – Naturalmente è meglio acquistarli al prezzo il più basso possibile (il caso del giorno è il petrolio – basso prezzo, alta spinta economica). Una volta poteva succedere che fosse sufficiente estrarre certi materiali senza altro costo che quello del lavoro; con la fine del colonialismo e con la progressiva riduzione dei regimi autoritari non è più possibile; bisogna comprarli sul sempre più libero mercato
  4. Compensi crescenti, più elevate sono le capacità delle persone, più sono ricercate le loro competenze, più sono bene compensate. Più le persone sono gratificate dal lavoro che fanno, più sono professionalmente e personalmente motivate e più sono spinte a innovare, inventare, studiare, scoprendo e inventando nuova conoscenza. Più le persone producono valore aggiunto, maggiori sono i loro compensi (***).

Patrimonio/valore Ad ogni giro del rotore nuovo patrimonio/valore viene aggiunto al patrimonio/valore pre-esistente. Ciascun umano, ciascuna impresa, utilizza quante più conoscenze possibili, le miscela ordinatamente con risorse fisiche ed energia con l’esito di ottenere un manufatto/servizio che prima non esisteva e nuova conoscenza che prima non c’era. Nuovi beni e nuove conoscenze vanno a sommarsi al patrimonio pre-esistente di valore e di conoscenza. Una parte del Patrimonio di valore e di conoscenza viene reimmesso in circolo per alimentare il moto del rotore e si può chiamare “circolante”. E una parte si accumula immobile. L’Italia ha avuto grandissimi generatori di patrimonio/valore; tanto che oggi i cittadini italiani sono fra i primi in classifica mondiale per ricchezza pro-capite. Il problema è che da oltre dieci anni consumiamo patrimonio/risparmi invece di aggiungerne.

Compensi crescenti, o calanti? – Se l’elicottero sale, anche ciascuna pala sale. Ovvietà non ovvia, perché se una delle pale inizia a scendere, prima o poi scende tutto l’elicottero. A tal proposito può essere interessante analizzare quale “pala” può dare il maggior contributo alla quota dell’elicottero e alla qualità della vita.

  • Il costo dei materiali, per quando bravi siano i compratori dell’ufficio acquisti, il risultato finale non può scostarsi troppo dalla media di mercati mondiali. Il mondo è sempre più globalizzato con meno confini, meno valute, con più circolazione delle persone, delle merci e dei capitali, non ha più bisogno delle vie della seta e delle spezie per connettere mercati con prezzi diversi. Quasi tutto è raggiungibile, con relativa abbondanza, a prezzi simili e sempre più bassi. Il mondo è sempre più efficiente. Lo sharing (bike, car, devices, ecc ) e la circular economy riducono enormemente scarti e inefficienze. Nel contempo i rubinetti che controllano le scarsità (cioè i prezzi forzosi) sono sempre meno numerosi (es: petrolio). Le materie prime e i semilavorati a basso valore aggiunto non possono modificare di molto il valore aggiunto finale.
  • Il patrimonio iniziale (pre-esistente) è un essenziale facilitatore iniziale. Nonostante tutto, anche i mercati finanziari tendono ad essere più efficienti e il denaro può essere “affittato” a prezzi simili ovunque.
  • La conoscenza è potenzialmente infinita. Risiede nei singoli individui e nell’ecosistema. Si sposta facilmente verso i luoghi più confacenti all’innovazione e dove le persone sono meglio compensate per la loro conoscenza. Anche se il mondo è più alfabetizzato, con gradi di conoscenza distribuiti e simili, la conoscenza rimane la leva che può indurre le più ampie variazioni di valore. La distribuzione massiva della conoscenza esistente è ormai efficientissima; il web ha rimosso le barriere all’accesso ad un prezzo bassissimo (esclusi i paesi autoritari e arretrati). La distribuzione di alta qualità (sistema educativo universitario) è invece strumento costoso, non facilmente accessibile, piuttosto “localizzato”. I punti di generazione di conoscenza, i Centri di Ricerca e Sviluppo, sono ancora meno accessibili, spesso protetti da filtri per difenderne la natura “proprietary” (scarsa e a prezzi/compensi alti). Ve ne sono di pubblici e di privati. La loro densità territoriale e la loro attrattività sono essenziali per la crescita. “Essenziali” vuol dire che se sono nella media o sotto la media il declino collettivo è assicurato. Anche i recenti studi e dibattiti sulla “stagnazione secolare” tendono a confermare che se da una parte il divario di conoscenza tende a livellarsi, dall’altra la densità di conoscenze è la più promettente leva di crescita.  È la principale leva che può aumentare il GDPpc, i compensi per capita.

—- Note —-

(*) L’incremento del GDPpc prodotto dalla PA è, per ragionevole convenzione internazionale, pari al suo costo. E’ un criterio ragionevole perchè molti dei servizi, come la difesa, la diplomazia, ecc non hanno nè un momento di cessione fra le parti né ovviamente hanno un prezzo di cessione. Però i princìpi della contabilità richiedono che la “partita doppia” sia sempre “quadrata”.  Convenzionalmente perciò si assume che vi sia un’effettiva cessione complessiva annuale (chiusura annua del bilancio) nel quale il “valore di cessione” è fissato pari al costo. Perciò il GDP/GDPpc della PA può aumentare solo, ed esattamente, tanto quanto aumentano, o diminuiscono, i costi. In pratica: più l’amministrazione pubblica aumenta i compensi a sé stessa più il GDP/GDPpc aumenta; e viceversa. In entrambi i casi non aumentano nè il valore aggiunto, né la crescita, né la produttività; semmai decrescono perchè tante più persone lavorano per la PA, tante più vengono sottratte da attività che invece possono, e dovrebbbero, produrre valore aggiunto. Le regole della contabilità per la PA sono fissate, chiare e condivise. La discussione filosofica-economica-politica sull’uso della PA, e delle sue leve-coefficienti-lineari, può oscillare dallo “stimolo” al “freno” che la spesa pubblica può fornire all’economia reale. Torniamo quindi a quanto può fare il manovratore di tasse, tassi e moneta: può “stimolare”, verso l’alto o verso il basso, applicando coefficienti all’economia reale, ma non può direttamente produrre variazioni di valore aggiunto.

(**) Nel linguaggio comune, la parola ‘’lavoro ‘’ è applicata a qualsiasi forma di attività che sia in grado di produrre un risultato. Se non c’è risultato, non c’è nemmeno lavoro, solo spreco di energie.  http://www.rosarioberardi.it/sitoberardi/centralielettrichenew/schede%20didattiche/unitapprendienergia.pdf.

(***) Nei manipolati miti metropolitani ancora vive la distorta interpretazione secondo dal quale la produttività si ottiene solamente forzando più ore di lavoro. In realtà la produttività aumenta più facilmente se il “prodotto/servizio” contiene un’alta densità di know-how distintivo. Fenomeno che si può facilmente riscontrare dei settori ad alta densità di conoscenza come i comparti farmaceutici, info-tech, aerospaziali, difesa (industria), ecc.