#Sussidiarietà e la parola ambigua di oggi

L’ambiguità e l’incertezza circondano il termine odierno: sussidiarietà;  è un principio che si è progressivamente affermato all’interno di vari ambiti della società moderna e contemporanea, nei quali questa espressione possiede differenti valori semantici a seconda dell’ambito in cui viene utilizzata.

In modo generale, la sussidiarietà può essere definita come quel principio regolatore per cui se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione.

Gli ambiti più tipici in cui si realizza la sussidiarietà sono la scienza politica e l’ordinamento giuridico, tanto che lo stesso principio può essere assunto come un vero e proprio principio giuridico.

Il principio di sussidiarietà è caratterizzato, secondo chi lo sostiene, da implicazioni sia di natura positiva sia di tipo negativo.

Dal punto di vista positivo, infatti, si afferma che lo Stato (e gli altri enti pubblici) dovrebbe offrire sostegno economico, istituzionale e legislativo alle entità sociali minori (chiesa, famiglia, associazioni).

Le implicazioni di natura negativa, invece, spingono lo Stato ad auto-astenersi dall’intervenire in determinati settori, per non ostacolare chi potrebbe soddisfare un determinato bisogno meglio dello Stato stesso (si presuppone, infatti, che le libere aggregazioni di persone conoscano certe realtà periferiche meglio degli amministratori pubblici di livello più alto). In questa maniera si favorirebbe la lotta all’inefficienza, allo spreco, all’assistenzialismo e ad un eccessivo centralismo burocratico.

Sine qua non.