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#Stampare moneta è l’espressione amigua del giorno

La frase equivoca di oggi è : stampare moneta.

Parola anacronistica e archeoeconomica.
Solo il 3% circa della “massa monetaria” in circolazione è in banconote, fisicamente stampate, e ristampate per sostituire le banconote deteriorate. Il 97 % sono numeri smaterializzati e registrati in caverne piene di server.
Il sistema bancario è una sorta di enorme registro contabile del dare e dell’avere in cui tutti danno credito e prendono debito.
La massa monetaria in circolazione si misura in M0, M1, M2, M3 (*) che sostanzialmente rappresenta il credito complessivo, e ovviamente pari debito, come insegna Pacioli padre della partita doppia. Il sistema bancario mette a disposizione  il gigalibro contabile a coloro che trovano vantaggioso indebitarsi per finanziare la realizzazione dei loro sogni, della loro “impresa” individuale o societaria. Read more

Inflazione – L’equivoco continua

L’inflazione, ahimè, continua ad essere intepretata in termini finanziari, più specificatamente monetari. Ma l’inflazione è prima di tutto il risultato del buon funzionamento dell’economia reale e del Sistema Paese.

Le imprese offrono al mercato, nazionale e internazionale, prodotti e servizi che possono essere (nella loro categoria):

  1. della più alta qualità (perciò possono essere venduti a un prezzo più alto della media)
  2. di qualità media o inferiore  (allora sono venduti a prezzi nella media o sotto la media).

Se in un certo territorio, non necessariamente un Paese, prevale il numero:

  1. delle imprese medie o mediocri, si manifesterà una declinate deflazione (prezzi medi in diminuzione) e impoverimento del sistema industriale e del sistema Paese (grafico in basso a sinistra)
  2. delle imprese di qualità, si manifesterà un’inflazione benefica (prezzi medi in aumento = inflazione = il grafico in basso a destra)

Distribuzione Impxprezzi

 

 

Come dice Mario Draghi, le maniploazioni monetarie non possono risolvere i problemi strutturali (dell’economia reale) dei paesi e delle regioni.

La questione si pone anche per le regioni italiane, per i distretti industriali e anche per la Grecia la cui economia reale non produce un sufficente GDP procapite e peraltro di qualità medio-bassa.

La finanza monetaria può forzare la mano ai prezzi medi, può manipolare i rapporti economici fra paesi  (svalutazioni), ma sono tutte manovre di breve termine e con effetti collaterali negativi; l’inflazione generata dalla finanza monetaria provoca l’erosione del risparmi, la svalutazione dei compensi sul lavoro, l’aumento dei prezzi al consumo, avvantaggia i grandi debitori, e penalizza i piccoli risparmiatori, avvantaggia chi sa crearsi riserve “grigie” in valute estere, e tutti gli altri fenomeni che frequentemente leggiamo sulla stampa.

L’inflazione industriale provoca invece l’aumento dei compensi e del benessere generale.

Strano vero che la stessa parola, cambiamendo l’aggettivo, descriva due fenomeni così contrari ?! Equivoco, coincidenza, asimmetria informativa?

Ci sono vari post in merito nel nostro sito e torneremo sul punto. 

 

#Inflazione

Molti ne parlano, altri ascoltano, interpretano, prendono decisioni, ma non è affatto detto che condividano lo stesso inequivoco, solido significato come accade per la parola “sasso.”

Secondo le teorie economiche, inflazione significa l’aumento generale dei prezzi di beni e servizi in una economia durante un determinato periodo. …….. Ne risulta che l’inflazione equivale alla perdita di valore della moneta – svalutazione monetaria – per cui il potere d’acquisto del denaro si riduce.

In coda all’articolo vi sono molte altre definizioni per la parola “inflazione”, più o meno simili. Da esse deduciamo che molti sono i fattori che insieme concorrono all’inflazione:
……. l’aumento generale dei prezzi ….frase che lascia intendere che l’inflazione è il risultato di una rilevazione dei prezzi dei quali si fa poi una media. Utopico anche solo immaginare l’enormità dello sforzo quantitativo per rilevare i prezzi di miliardi di manufatti (beni e servizi) che vengono comprati e venduti continuamente. Ciò nonostante la genialità umana ha trovato i modi, per la verità convenzionali, per stimare la media dei prezzi. Come possiamo vedere, alcune parti dell’Economia, con la E maiuscola, sono più spesso filosofico-approssimative che scientifiche.
……durante un determinato periodo…..l’inflazione non misura i prezzi, ma la differenza di prezzi all’inizio e alla fine del periodo osservato. Il concetto sottostante sarebbe che è un bene che i prezzi aumentino perché potrebbe essere il sintomo che l’economia cresce (ammesso che sia inequivoco cosa si intende per ”economia”).
……in una economia…il campione, l’ambito della rilevazione, è chiuso in una sorta di confine che isola un certo numero di umani dal resto dell’umanità; ma attenzione perché potrebbe non essere la stessa “economia” di cui si parla al punto precedente.
…… alla perdita di valore della moneta…..frase dai molteplici significati impliciti, contraddittori e annodati insieme come i serpenti di Lacoonte. L’intepretazione più semplice, e clamorosamente fuorviante, è che “stampando” carta moneta il valore dei manufatti aumenta. Ovviamente è la moneta che vale meno e non i manufatti che valgono di più. Segnaliamo che anche l’espressione “stampare moneta”, non essendo affatto corrispondente ai fatti, è del tutto fuorviante e confondente.

Tutte le definizioni si assomigliano abbastanza, in particolare nella loro sfuggente vaghezza e perché rarissime si soffermano sul fatto sostanziale che il prezzo di un manufatto dipende prevalentemente da tre fattori:
– quanta conoscenza è stata accumulata, e riusata, per produrre quel manufatto; il costo di quella conoscenza (acquisti e lavoro) forma il costo del manufatto che è la componente largamente preponderate del suo prezzo
– il prezzo è il risultato di una compravendita in cui il venditore e il compratore si sono esercitati a definire l’attrattività del manufatto. In termini misurabili: il venditore opera per definire il minimo prezzo al quale cedere il manufatto al compratore; quest’ultimo opera per fissare il massimo prezzo al quale comprare. Quando minimo dell’uno coincide col massimo dell’altro, il prezzo è definito e la transazione si conclude.
– fra il venditore e il compratore si sono inseriti altri attori (il Sistema Finanziario, l’Amministrazione Pubblica, ecc.) che con l’interposizione, e spesso manipolazione, di vari coefficienti (moneta, tassi e tasse) modificano i prezzi.

L’inflazione, insieme a sua cugina la deflazione, galleggia nel grande mare delle asimmetrie informative, delle incertezze, delle vaghezze, degli equivoci veri e voluti.

PS Per i più pazienti, determinati, e speriamo partecipanti al gioco della chiarezza, proviamo a porre domande, e risposte provocatorie, per diradare nebbie e cortine fumogene. A partire da alcuni post come
http://www.italiaperta.info/a-chi-piace-linflazione-e-la-deflazione/
http://www.italiaperta.info/il-coefficiente-lineare-sui-prezzi-cap-2/

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Qualche definizione dai dizionari

1. econ. Processo di costante e generalizzato rialzo dei prezzi, che determina una diminuzione del potere d’acquisto della moneta: lotta all’i.; tasso d’i. || i. strisciante, quando la diminuzione del potere d’acquisto è costante ma contenuta | i. galoppante, quando il potere d’acquisto diminuisce in modo vistoso e rapido
2. Aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta. Il fenomeno può avere molteplici cause, sia reali sia monetarie, e assumere forme differenti. Per es., si definisce i. strisciante un aumento modesto (inferiore al 10%), ma prolungato dei prezzi; i. galoppante un aumento rapido e irrefrenabile degli stessi e iper-i. un aumento particolarmente sostenuto (superiore al 50% al mese)
3. I prezzi aumentano e, talvolta, diminuiscono. L’inflazione indica il fenomeno per il quale col passare del tempo i prezzi di acquisto dei prodotti e dei servizi tendono in genere ad aumentare. Tuttavia, in alcuni periodi si può verificare una riduzione dei prezzi, definita deflazione. Particolare attenzione viene rivolta da parte degli economisti ai fenomeni di inflazione e deflazione per comprendere le cause ed elaborare interventi che permettano di controllarli e di valutarne gli effetti sull’economia. Con il termine inflazione si indica l’aumento nel tempo dei prezzi. Per misurare tale incremento si utilizza il tasso di inflazione ricavato in base a una formula matematica che permette di confrontare i prezzi di uno stesso bene in due diversi anni.
4. Secondo le teorie economiche, inflazione significa l’aumento generale dei prezzi di beni e servizi in una economia durante un determinato periodo. In generale con inflazione si definisce l’inflazione dei prezzi, ovvero l’aumento del livello generale dei prezzi. Ne risulta che l’inflazione equivale alla perdita di valore della moneta – svalutazione monetaria – per cui il potere d’acquisto del denaro si riduce. Come parametro dell’inflazione si usa il tasso d’inflazione. Il tasso d’inflazione viene normalmente calcolato tramite l’indice dei prezzi al consumo (CPI) ed equivale alla percentuale (annua) di variazione dell’indice dei prezzi. Per poter mettere a confronto l’inflazione dei paesi appartenenti all’Unione Europea, Eurostat pubblica l’indice dei prezzi al consumo armonizzato (HICP). Su inflation.eu viene riportata l’inflazione attuale come pure l’inflazione storica, sulla base del CPI e dell’HICP per paese (paesi UE). Gli economisti imputano l’inflazione innanzitutto al relativo aumento della liquidità primaria. Se circola una maggior quantità di moneta e i consumatori hanno così più denaro da spendere, la domanda di beni e servizi aumenterà. Se la produzione non cresce proporzionalmente, i prezzi aumenteranno. L’inflazione tuttavia può anche verificarsi dato che l’aumento dei prezzi d’acquisto, i costi di produzione, i prezzi d’importazione o le aliquote d’imposta vengono calcolati nel prezzo da pagare per beni e servizi. –

Il coefficiente lineare sui prezzi – Cap.2

Stratigrafia economica02 600xIl Sistema Finanziario applica ai prezzi dei manufatti un coefficiente correttivo lineare (inflazione, o deflazione, monetaria) che forse talvolta pensa di controllare.

Nel Capitolo 1 abbiamo messo a fuoco alcuni concetti:

  • Il prezzo dei manufatti (prodotti o servizi) è il risultato della perenne ricerca dell’instabile e sfuggente momento in cui la percezione di attrattività fra venditore e compratore si equilibra; e lo scambio si concretizza
  • Sul piano meramente industriale, l’inflazione e la deflazione sono effetto naturale del ciclo di vita del manufatto e non implicano benefici o malefici particolari per nessuno degli attori sul mercato
  • Prima di arrivare ai Cittadini, il prezzo industriale di un manufatto viene appesantito da coefficienti applicati prima dal Sistema Finanziario e poi dagli Amministratori Pubblici.
  • Il prezzo è uno degli indicatori di attrattività e si esprime in denaro.

Questo capitolo intende disperdere alcune delle nebbie mitiche, tecniche, morali che avvolgono il denaro, quella strana merce che spesso fa da catalizzatore nello scambio.

Gli antichi e ricchi mercanti si stufarono abbastanza presto di andare in giro con grandi incontrollabili greggi di pecore e file di cammelli da scambiare con altre merci. Allora inventarono il denaro. L’invenzione fu rivoluzionaria. I conservatori dicevano che il denaro puzzava e gli innovatori rispondevano: prova le pecore. Vinsero gli innovatori.

Passato qualche migliaio di anni, Carlo Magno copiò i romani e si inventò la moneta unica europea: la lira (libbra d’argento) che funzionò benissimo e a lungo in Europa, meno nel Mediterraneo. Altri cinque-sei secoli e gli italiani, che già allora erano molto esperti in debiti (e crediti), inventarono le lettere di credito e la partita doppia. Tecniche che servivano magnificamente per scrivere su un registro l’avere e il dare, e specialmente i crediti e i debiti. Non fu più necessario spostare le pecore e tantomeno il denaro. Fu allora che il denaro cominciò a diventare sempre meno materico e sempre più “credito” scritto nel libro dei debiti.

Ecco allora uno dei più importanti insegnamenti della Storia: gli uomini imparano molto lentamente e quasi mai dalla Storia. A ben pochi, per esempio, interessa sapere che gli italiani hanno inventato il Sistema Finanziario smaterializzato.

Passarono altri quattrocento anni e l’idea fu fatta propria dai G10 (i 10 Grandi della Terra) che finirono di smaterializzare il denaro nell’Agosto 1971 con lo Smithsonian Agreement. L’Euro non esisteva ancora e solo la lentezza umana spiega come mai, quando comparve, non sia stato chiamato EuroCredito. Il nome avrebbe forse evitato un certo numero di equivoci.

A questo punto azzardiamo alcune ipotesi che richiedono il contributo degli esperti, quelli veri; ad essi chiediamo di aggiungere il loro punto di vista ai due seguenti aspetti del Sistema Finanziario:

  • Gli attori del Sistema Finanziario sono quasi tutte le Imprese e quasi tutti i Cittadini; a partire dall’anziana pensionata di Voghera che “possiede” due Buoni Postali (n.d.r. a Voghera ci sono pochissimi economisti e molte persone di buon senso; la correlazione fra i due fenomeni non è assolutamente provata)
  • Il Sistema Finanziario commercia in denaro: lo compra, lo vende, specialmente lo affitta (lo prende in prestito e lo dà in prestito)

La strana merce chiamata “denaro”, riserva piccole e grandi sorprese. Eccone un’altra. A scuola abbiamo imparato che le equazioni sono bidirezionali: se due cammelli valgono dieci pecore, allora dieci pecore valgono due cammelli. In economia invece non è vero. Il prezzo del latte si misura in Euro. Ma il prezzo dell’Euro si misura in Talleri o qualsiasi altra valuta.

Equazione manuf=moneta

Non si può andare in banca a depositare, o prelevare pecore, in cambio di euro. Un normale cittadino invece può dare euro e ricevere pecore da un altro cittadino e viceversa. Un cittadino può anche dare euro e ricevere altre valute da un altro cittadino. Dalla logica di quest’analisi si può dedurre che il Sistema Finanziario ha capito benissimo che le pecore puzzano e non ne vuole sapere, preferisce trattare solo denaro lavato e ripulito.  L’equazione economica è perciò divisa in due: a sinistra i manufatti, talvolta sporchi e puzzolenti, e a destra il lindo denaro.

Equazione manuf=moneta x 2

Di sorpresa in sorpresa: più volte al giorno, tutti noi usiamo il denaro, ma nessuno sa esattamente cosa sia. Nei secoli sono stati spesi fiumi di inchiostro e nottate di discussioni. Mille ipotesi, poche certezze e molte accuse di nefandezze sataniche. Recentemente sono stati pubblicati alcuni saggi di autorevoli esperti che ci fanno supporre che il denaro davvero abbia smesso di esistere. Meno del 10% della moneta circola in banconote. Nemmeno le banconote però sono “denaro”; sono piuttosto il tappeto volante, il mezzo di trasporto del numero che vi è scritto sopra. Il rimanente 90% e oltre è un numero scritto in un registro simile a quello della partita-doppia inventata da Frate Pacioli. Nemmeno i registri contabili esistono più fisicamente; quasi tutti sono un pezzettino di fluida memoria di qualche server nascosto in Alaska.

L’inconsistenza fisica del denaro ci accompagna verso altre constatazioni:
a)    Il denaro ha costi di produzione molto modesti. Si crea dal nulla nel momento in cui una banca commerciale concede un credito; qualcuno scrive un numero su un conto corrente e il debitore magicamente può cominciare a spenderlo.
b)    Non esistono limiti di “capacità produttiva”, si può creare quanta moneta si vuole. Però non mettetevi a gioire, perché quello che sembra un grande vantaggio è invece un grande rischio. E’ la miccia delle ben note e spaventose crisi provocate dall’avida temerarietà del Sistema Finanziario1 e dall’asimmetria informativa coltivata, non solo dal Sistema Finanziario, nei confronti dei Cittadini.
c)    L’innovazione non cambia il valore della moneta; la moneta non capitalizza la conoscenza (forse è per questo che è all’origine di tanti guai)
d)    Anche se non sappiamo cos’è, il denaro ha un prezzo di scambio e un prezzo d’affitto.

Del prezzo dell’affitto del denaro (tasso di interesse) parleremo nel Capitolo 3.
Qui, invece, siamo finalmente arrivati al punto in cui possiamo affermare che il prezzo del denaro si misura con il coefficiente di cambio con le altre valute (Xrate, exchange rate). Tuttavia, forse sarebbe più concreto dire che il prezzo della moneta è un coefficiente che si applica linearmente a tutti i prezzi di una certa area valutaria (che spesso coincide con il territorio di un Paese). Se per esempio vi fosse una sola valuta in tutto il mondo, semplicemente non vi sarebbe alcun coefficiente. A chi interessa applicare ai prezzi un coefficiente monetario ?

ciclo manufatto 03

Nel Cap 1, abbiamo visto che l’innovazione induce il contemporaneo incremento di tutti i parametri del ciclo inflattivo “verde”. Tutto il sistema aggiunge valore. Se le istituzioni funzionano efficientemente, gli effetti sui (fra i) Cittadini sono minimamente percettibili; la qualità della vita migliora progressivamente per tutti. Anche il valore della moneta tende ad aumentare insieme alla domanda di credito. Le variazioni diventano molto più percettibili nei rapporti con le economie circostanti che risultano più convenienti (turismo, importazioni, ecc.). Lo scenario economico di Fig 2 rappresenta il prevalere numerico e in volume d’affari delle imprese “verdi” che spingono in alto la domanda di credito (finanziamenti necessari ad alimentare gli investimenti e perciò la crescita e la qualità della vita).

Come ormai ben sappiamo, il valore della moneta (XRate) aumenta in proporzione alla continua creazione di conoscenza (innovazione) che si accumula e si riutilizza per generare nuova conoscenza. Esistono tuttavia molti esempi di economie che utilizzano il capitale di conoscenza esistente senza accrescerlo. Lasciamo agli appassionati della decrescita l’elogio dei suoi vantaggi.

Al pari di qualsiasi altro prezzo, quello della moneta può anche essere “forzato” con qualche stratagemma. Il grande manovratore dell’XRate è il Sistema Finanziario, che si muove in “indipendente (privilegiata) armonia” con gli Amministratori Pubblici. Per esempio, il Sistema Finanziario può applicare uno sconto ai prezzi dell’affitto (riduzione dei tassi di interesse) rinunciando a una fettina dei guadagni, a vantaggio di un maggiore volume d’affari (più ampia offerta di credito). La più ampia offerta di credito (massa monetaria) in genere abbassa il prezzo della moneta (XRate). Se però i clienti (Cittadini e Imprese) non hanno intenzione di chiedere prestiti, non c’è possibilità di “aumentare la domanda”. In questi anni la situazione è stata proprio questa: il Sistema Finanziario ha abbassato l’affitto al minimo, ma i clienti non si sono lasciati invogliare2. Nonostante i prezzi bassi, il volume del credito è diminuito a causa di due fenomeni fastidiosamente convergenti: a) i cittadini e le imprese non hanno chiesto credito b) ma nemmeno il Sistema Finanziario ha concesso credito.

Gli Amministratori Pubblici USA, che per primi hanno compreso la natura sostanziale del problema, hanno adottato misure di Quantitative Easing (QE) per forzare il Sistema Finanziarioa investire nelle imprese nonostante la sua riluttanza.  Il “pincipio attivo” della soluzione è relativamente semplice: costringere le banche a diventare consapevoli che uccidere i propri clienti per asfissia (assenza di credito) non rende; nel contempo spingerle a soccorrere le imprese assumendo un ruolo più da azionista che di finanziatore. Non parleremo di questa tecnicalità se non per sottolineare che negli USA si è dovuto sovrastare d’imperio il modesto interesse del Sistema Finanziario per il funzionamento dell’economia reale.

Un altro metodo “forzoso” per alzare il prezzi del denaro (XRate) consiste anche nella diminuzione dell’offerta di credito.

E’ apparentemente bizzarro che in questi anni il Sistema Finanziario abbia praticato contemporaneamente due comportamenti opposti e quantitativamente estremi:
a)    l’abbassamento al minimo dei tassi (che generalmente aumenta la domanda di credito)
b)    la diminuzione dell’offerta di credito (che normalmente alza i tassi).
Gli esperti dibattono sulle molteplici ragioni alla radice delle contraddizione; li invitiamo ad esprimersi anche qui. Noi ci limitiamo a proporre un punto un punto di vista che potrebbe essere quello dei Cittadini:

  • Il temerario Sistema Finanziario ha fatto scommesse da gioco d’azzardo per cifre inimmaginabili; è ancora talmente pieno di crediti inesigibili che, prima di concederne altro, deve coprire i buchi neri del proprio stato patrimoniale. D’altra parte se avesse cancellato tutti i crediti inesigibili in un unico botto sarebbe stato davvero un gran botto.
  • Il Sistema Finanziario è troppo spesso considerato come un unico sistema centralmente governato. Sebbene effettivamente sia molto più coordinato di quanto non siano le imprese manifatturiere, la sua articolazione e complessità rimane comunque molto elevata. Nella realtà dei fatti, le singole imprese del Sistema Finanziario non hanno saputo porre rimedi  necessari, dolorosi, ma specialmente sistemici. Quale singola impresa finanziaria presta volentieri denaro sapendo che il ricavo da affitto è bassissimo? Quale singola impresa finanziaria si accolla volentieri il rischio di perdere tutto il “prestato” senza peraltro avere goduto di alcun ricavo? Quale impresa finanziaria si adopererà per prima a risanare il sistema, da sola, quando tutte le altre trarranno gratuito vantaggio dal sistema risanato? Nessuna si è fidata di avere supporto dalle altre, e infatti nessuna si è mossa. Sospettiamo che  tutte abbiano vissuto credendo che il funzionamento del sistema delle imprese-economia-reale fosse sostanzialmente irrilevante ai fini della loro propria sopravvivenza. Molti Stati, fra i quali l’Italia, hanno cristallizzato nelle loro leggi il principio di sopravvivenza delle imprese-banche indipendentemente dai loro risultati economici. Inibendo così la possibilità che gli “azionisti” e gli amministratori di una parte del Sistema Finanziario paghino con i propri capitali e con la propria carriera l’incapacità di gestire.

Il Sistema Finanziario, forse proprio per l’evanescenza fisica del denaro, degli inesistenti limiti di produzione, dei costi di produzione sostanzialmente nulli, dei debiti-numeri-astratti, ha ritenuto di poter sfuggire alle regole del mercato (domanda e offerta), alle regole dell’economia reale (bilanci in equilibrio e patrimonio reale), e forse ha anche ritenuto di essere uno strato “superiore” dell’economia e della società umana. Una storia di delirio di onnipotenza.

Viene da chiedersi se non sarebbero opportune un po’ di regolazione, di segregazione del gioco d’azzardo dalla gestione ordinaria del credito, di regolazione nel trattamento di merci pericolose come si fa per gli esplosivi o per i veleni, e anche di punizione con il fallimento gli “azionisti” che gestiscono male le proprie imprese e che hanno invece la possibilità di far pagare i loro errori ai Cittadini. Pare invece che il Sistema Finanziario preferisca fare cartello, per giunta globale, e proteggere tutti i giocatori d’azzardo della propria squadra; spesso includendo fra gli amici stretti gli Amministratori Pubblici. Non è una novità. Non è un novità nemmeno il fatto che poi tocca agli Amministratori Pubblici sistemare le cose con i soldi dei Cittadini.

La notizia però non è questa; mentre l’economia europea era ed è particolarmente instabile, il Sistema Finanziario ha mantenuto il valore della moneta al di sopra della debolezza dell’economia reale europea. In molti hanno richiesto che l’euro fosse lasciato libero di posizionarsi a livelli di mercato più equilibrati; gli Amministratori Pubblici europei hanno invece voluto fingere che l’economia europea fosse forte. Salvo recenti eccezioni, la BCE si è dimostrata distratta rispetto all’interesse dei Cittadini europei, appiattendosi sugli interessi degli Amministratori Pubblici dei singoli Paesi che a loro volta hanno agito per interesse nazionalistico contrario all’interesse generale. D’altra parte il Sistema Finanziario, incapace di concorrenza in tempi di pace e contemporaneamente incapace di fare sistema in tempi critici, non è stato in grado di prendere decisioni utilmente incisive, nè per sé e nè per gli altri (Cittadini e Imprese). Questa Europa è da migliorare parecchio, a partire dal baricentro degli interessi dei suoi Cittadini ai quali spesso si contrappongono gli interessi degli Amministratori Pubblici e del Sistema Finanziario.

Probabilmente è questo il momento di chiedersi perché esistano tante valute diverse. La Storia mostra che ciascuna valuta è nata insieme ai rispettivi capi-prìncipi, ai loro Stati e ha sempre avuto un ruolo cruciale nei conflitti fra di loro. Via via che gli Stati riducono i loro conflitti (indipendentemente dal metodo pacifico o violento), eliminano i confini e molte valute cessano di esistere. Al contrario, quasi non esistono casi nei quali un solo principe abbia moltiplicato i tipi di monete sul proprio territorio.

Per quali ragioni uno Stato debba preferire una valuta unica invece di molte non è chiaro, ma l’osservazione della realtà suggerisce un assioma de facto: un prìncipe, uno Stato, una valuta3. I prìncipi, oggi gli Amministratori Pubblici, hanno sempre manovrato la moneta in mutuo accordo con chi prestava loro denaro e a spese dei propri Cittadini, con risultati spesso tragici.

Probabilmente non abbiamo risposto completamente alla domanda: a chi servono tante valute diverse? Abbiamo però anticipato che in un successvio Capitolo investigheremo sulle ragione per le quali i più interessati all’esistenza di molte valute diverse sono proprio gli Stati, gli Amministratori Pubblici.

Il prezzo della moneta si esprime in forma di coefficiente di cambio con altre monete (XRate); il coefficiente si applica in modo lineare su tutti i prezzi dei manufatti prodotti e commerciati in una certa area valutaria. Assomiglia molto ad una sorta di tassa lineare che iniquamente impone variazioni di prezzo indipendenti dalle caratteristiche dei manufatti e dei mercati.

Abbiamo già visto (Fig.2), che l’innalzamento progressivo dei prezzi  generato dall’innovazione, consente al sistema economico nazionale di  aggiustare progressivamente, in equilibrio, tutti i propri parametri economici con minimi effetti collaterali sfavorevoli (ciclo verde inflattivo). Al contrario, svalutazioni e rivalutazioni, forzose o repentine che siano, provocano danni immediati non sempre, o non velocemente, rimediabili. Ad esempio, nel caso di rivalutazione della moneta, la curva dei prezzi dei manufatti subisce una deformazione simile a quella graficata in Fig. 3

ciclo manufatto 04

Un limitato aumento dei prezzi lineare (XRate) consente alle imprese innovative di reagire tagliando i costi (es. il personale o la ricerca), ma potranno continuare a competere con quel minimo di capacità di investimento che rimane loro. Alcune tuttavia sono inevitabilmente sospinte verso l’area rossa aumentando il rischio che l’intero sistema propenda per il declinante ciclo “rosso”. Per molte delle imprese che già sono in area rossa non vi sono sufficienti margini di riduzione costi/investimenti; la loro fine viene accelerata innescando un fabbisogno di welfare i cui costi addizionali contribuiscono alla spirale declinante.

Se l’aumento dei prezzi è invece robusto la curva prende una forma schiacciata (Fig.4) che preannuncia un pessimo futuro.

ciclo manufatto 05

Nemmeno le imprese innovative hanno più margini sufficienti per tagliare costi e nel contempo minimamente investire per restare nel ciclo innovativo verde. Tutte le imprese devono correggere i prezzi al ribasso per controbilanciare l’XRate. Le imprese mediamente innovative non riescono più a competere sui mercati globali e le imprese rosse sono falcidiate dai convenienti prezzi praticati dai sistemi economici circostanti. Il sistema di mutuo soccorso (welfare) è messo sotto stress e carica ulteriormente di costi eccessivi i generatori di valore aggiunto (lato verde) accelerando la spirale del declino.

La più probabile risposta ad una moneta eccessivamente “forte”, artificialmente sostenuta dal Sistema Finanziario e dagli Amministratori Pubblici (nel nostro caso, europei), è una decisa azione in direzione opposta: la svalutazione. Di questa reazione emotiva si avvantaggiano nuovamente il Sistema Finanziario, e gli Amminstratori Pubblici, ai quali nel breve convengono le svalutazioni, di qualsiasi entità, come vedremo nei capitoli successivi.

Il Sistema Finanziario, salvo alcuni dei suoi operatori, non è particolarmente interessato al valore della moneta forse proprio per via della sua imprevedibilità; è invece piuttosto attento ai prezzi dell’affitto del denaro; materia che proveremo ad esplorare nel Capitolo 3. Qui invece riprendiamo i concetti generali sulla domanda e offerta del denaro (prezzo della moneta):

  • L’aumento dei prezzi dell’affitto del denaro riduce la domanda di credito che a sua volta abbassa il valore della moneta e con ciò forza al ribasso generalizzato i prezzi dei manufatti (deflazione).
  • La diminuzione dei prezzi dell’affitto del denaro amplia la domanda di credito che aumenta il valore della moneta forzando l’aumento generalizzato dei prezzi dei manufatti (inflazione).

In questi due princìpi sembra esistere una correlazione diretta fra le variazioni dei tassi e le variazioni dei prezzi dei manufatti. In effetti l’inflazione/deflazione degli uni implica l’deflazione /inflazione degli altri. Ma non è vero: quest’interpretazione è una derivazione onnipotentistica del Sistema Finanziario. I prezzi dei manufatti variano essenzialmente a seconda del variare della loro attrattività e solo secondariamente vi si sovrappongono i coefficienti lineari valutari. Questi ultimi, in qualche caso sono così dannosi da distorcere le condizioni del mercato fino al punto di sospenderne la naturale dinamica. Poco sopra abbiamo visto come il tardivo abbassamento dei tassi in Europa non abbia affatto aumentato la domanda reale di credito.

Traiamo la conclusione che l’XRate è un metodo assai rudimentale, e anche assai pericoloso, per modificare i prezzi di un’intera area valutaria. D’altro canto, se il metodo fosse efficace sarebbe utilizzabile  per aiutare le aree geografiche più rosse a diventare più verdi (valute diverse per area economico-geografica). Un esempio del passato è stata la Germani dell’Est: all’epoca della sua re-integrazione non è stato scelto questo metodo. Nemmeno per le aree meridionali italiane o europee è stato proposto di adottare sistemi monetari distinti. Tutti gli esperimenti sui sistemi a più valute hanno fallito. Il problema, come si suol dire, sta nel manico: la valuta è uno strumento troppo grezzo per gestire i prezzi. Anzi, possiamo affermare che la pretesa di centralmente gestire i prezzi è “il problema”. Dobbiamo infine constatare che il metodo monetario (XRate) non è assolutamente efficace per spostare capacità di investimento là dove sarebbe utile a stimolare la capacità d’impresa. L’attuale caso greco è emblematico; più che della dracma, il sistema greco ha necessità di un sistema industriale in grado di aggiungere valore sufficiente (PIL procapite) a pagare lo sproporzionato apparato dell’Amministrazione Pubblica, welfare incluso.

Abbiamo visto che l’inflazione originata dall’attrattività dei manufatti è naturale e favorevole praticamente a tutti, Cittadini e Imprese in primis (Fig.2). Non abbiamo però ancora interamente spiegato perchè l’inflazione a causa monetaria non è una soluzione, anzi è un serio problema. Ci limitiamo a riepilogare alcuni dei fenomeni riportati nei manuali. L’inflazione:
–      Taglia i risparmi, in denaro, dei Cittadini e delle Imprese
–      Stimola la formazione di riserve in valute estere a minor rischio di svalutazione da parte di chi è in grado di impostarle e gestirle; probabilmente non il cittadino medio
–      La formazione di riserve estere apre la strada a comportamenti contigui all’illegalità sia fiscale sia commerciale sia sociale che, a loro volta, deformano il funzionamento efficiente del mercato a svantaggio di chi opera in condizioni di normale concorrenza
–      Ogni scalino di inflazione (svalutazione) implica un istantaneo aumento dei prezzi, ma un lento trasferimento di aumenti ai compensi. La differenza va a vantaggio dei datori di lavoro.
–    Le imprese rosse che non sono in grado di rilanciare i propri manufatti in chiave di innovazione, prolungano l’agonia trasferendo la propria incapacità di competere prevalentemente sui propri dipendenti e sul sistema di mutuo soccorso (welfare)
–      Una tornata di inflazione/svalutazione difficilmente mantiene i differenziali  per un tempo sufficiente alla ristrutturazione sostanziale delle imprese, che è particolarmente vero per quelle già incapaci di competere. La conseguenza è provocare una seconda ondata di richieste di svalutazioni e così via in una spirale di declino irrecuperabile.

Il prezzo più pesante delle svalutazioni e dell’inflazione lo pagano immediatamente proprio i Cittadini; sui loro compensi, sui loro risparmi, sulla disoccupazione. Le Imprese, che nel breve godono di un prolungamento di vita o di un aiutino commerciale/finanziario, cominciano a cedere in una seconda fase. Tutte sono velocemente gravate da un maggior costo del welfare, irrimediabilmente in aumento. E’ stupefacente come molti Cittadini desiderino, e chiamino a gran voce, svalutazioni monetarie; è possibile che non sia loro noto il prezzo che devono pagare nell’immediato e il prezzo che i loro figli dovranno pagare, anzi stanno già pagando.

La deflazione originata dall’eccesso di credito inesigibile, cioè di restrizione del credito ai nuovi richiedenti, implica una serie di fenomeni effettivament distruttivi, non tanto per i Cittadini quanto per il Sistema Finanziario stesso e per gli Amministratori Pubblici come vedremo meglio nel prossimo Capitolo 3.

Riepilogando abbiamo appreso alcuni fenomeni:
–      Le valute sono strumenti di Stato, nelle mani degli Amministratori Pubblici e del Sistema Finanziario; spariscono man mano che spariscono i confini e man mano che i Cittadini, e i loro beni, acquisiscono maggiore libertà di circolazione
–      Le valute sono un elemento di complicazione e di destabilizzazione (ad esempio le cosiddette “speculazioni”); comunque non portano vantaggi ai Cittadini
–      L’XRate è un rudimentale e dannoso coefficiente di distorsione lineare dei prezzi
–      Tutto sommato le valute non interessano tanto nemmeno al Sistema Finanziario
–      Il mondo tende naturalmente ad eliminare la molteplicità delle valute.

Probabilmente un’accelerazione della riduzione delle valute è di beneficio per tutti i  Cittadini a patto che la valuta unica sia strumento governato dai Cittadini e non da Stati/Amministratori Pubblici che tendono a difendere i privilegi nazionali anziché occuparsi di tutti i Cittadini che vivono nell’area valutaria uniforme.

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Nel prossimo Capitolo 3 – Inflazione e prezzo dell’affitto del denaro.

Nei capitoli successivi: l’intervento degli Amministratori Pubblici con i loro infiniti coefficienti condizionanti lo sviluppo economico e la libertà dei Cittadini.

1          L’esistenza di una merce a magazzino è evidente al tatto.  È intuitivo che abbia un valore e che anche il suo affitto abbia valore. Se non altro per la fatica che si fa spostarla. Diversa è la sensazione quando si affitta una merce che non esiste. Non c’è alcun peso e nessuna fatica ad affittarla. La sensazione, la percezione sensoriale, può anche trasformarsi nell’idea distorta che non abbia senso restituire una merce che non esiste e che è solo una percezione. Questo è accaduto più volte nella storia. Uomini dissennati e avidi hanno commesso il drammatico, spesso tragico, errore di prestare (affittare) enormi quantità di denaro a chi non può né pagarne l’affitto né restituirlo. Ogni volta, per sanare la situazione, i Cittadini complessivamente hanno dovuto lavorare a lungo e duramente per sanare i bilanci del Sistema Finanziario; in alcuni clamorosi casi anche passando dalla distruzione della guerra.

2          Il Sistema Finanziario sostiene che i Cittadini non chiedono credito perchè aspettano che i prezzi calino ancora. Ci permettiamo di sospettare che la spiegazione sia un po’ astratta. Può essere che i Cittadini non abbiano sufficienti entrate per restituirlo? E che non chiedano credito perché non sanno come restituirlo?  O che non abbiano sufficiente fiducia che il sistema economico riparta? Forse le spiegazioni stanno su un altro piano3

3          Alcune teorie sostengono che forse il sistema funzionerebbe meglio in presenza di un ampio numero di valute, più libere e in concorrenza. I fatti spesso superano la realtà, non solo nelle provocatorie “monete elettroniche”, ma nei ticket restaurant, nei buoni sconto, peer-to-peer credit, ecc

4          Il valore della moneta interessa specialmente ai commercianti, chiamati spesso speculatori, che comprano e vendono moneta quasi con le stesse regole con cui comprano e vendono commodities in quantità sufficienti da condizionare il mercato o ad altissima frequenza, grazie alla tecnologia. Di nuovo sottolineiamo che la produzione di grano o di petrolio risponde alle regole dell’economia reale, mentre il commercio di denaro sfugge ai limiti quantitativi imposti dalla natura (clima) o dagli andamenti della domanda e dell’offerta (estrazione/consumo). E’ evidente che per chi ritenesse nocivi i comportamenti “speculativi” la soluzione radicale ed efficace sarebbe quella di ridurre drasticamente il numero delle valute. Questo probabilmente accadrà comunque per effetto dell’inarrestabile globalizzazione.

 

 

 

 

 

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A chi piace l’inflazione e la deflazione?

Inflazione cattiva, anzi buona, quasi cattiva, ma anche un po’ buona, se non fosse quasi deflazione, la terribile deflazione, sempre cattivissima.

Stratigrafia economicaImportanti partite vengono giocate, su piani diversi, in contemporanea da grandi squadre: le Imprese, il Sistema Finanziario, gli Amministratori Pubblici. I Media commentano in diretta tutte le partite contemporaneamente cercando la notizia bomba, quella che brucia miliardi in una notte. La parola “bomba” non preannuncia nulla di buono. Gli Economisti commentano, a partita giocata, le formazioni e le tecniche; talvolta danno qualche suggerimento ai CT delle squadre. Spiegano a tutti, ma raramente ai Cittadini. Dal canto loro i Cittadini applaudono un po’ a questa squadra un po’ a quella per un senso di partecipazione generoso, ma incerto, forse per appartenenze. Pagano il biglietto per tutti senza capire bene perché. Di tanto in tanto la frustrazione da disinformazione si trasforma in sbandamenti.

È il momento di chiedere agli esperti di aiutare i Cittadini a capire per quale (proprio) beneficio tifare.

Per evitare la sindrome del foglio bianco, proponiamo agli esperti, e ai Cittadini, una provocatoria articolazione delle prospettive, invitandoli a raccogliere la sfida di commentare, di raccontare, di spiegare.

La prospettiva delle Imprese e i prezzi dei manufatti

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Lo schema (Fig.2) rappresenta l’andamento del prezzo di ciascun singolo manufatto1. Qui abbiamo una prima piccola sorpresa: i Cittadini sono contenti sia dell’inflazione sia della deflazione.

I prezzi si alzano quando i manufatti sono innovativi, distintivi, scarsi (nel senso contrario ad “abbondanti”); specialmente innovativi. Inizialmente provocano una disparità temporale a favore dei Cittadini agiati che svolgono un ruolo di “collaudatori paganti”. Entro un ragionevole lasso di tempo e gradatamente, i manufatti perdono il loro contenuto innovativo e distintivo, i prezzi scendono e diventano accessibili, non sempre ma spesso, ad una larga maggioranza. Quale Cittadino è scontento di pagare meno i manufatti, specie se sono di uso comune e massivo come l’energia, i trasporti, il pane, il telefonino, l’auto?  Aggiungiamo che da sempre le Imprese vendono, e guadagnano soddisfacentemente, sia nella fase inflattiva che deflattiva.

Il ciclo manufatti termina con la sparizione dei prodotti (es: la segretaria telefonica a cassetta) o con la loro trasformazione in prodotti di uso massivo, quotidiano, ordinario (commodities, utilities, prodotti di largo consumo, ecc). In questo tratto caudale, sopravvivono poche grandi Imprese spesso globali.

È necessario sottolineare un banaloma tautologico: il ciclo di vita manufatti mantiene il suo naturale andamento se il prezzo non è forzato. Questo accade nelle economie in cui alcuni lucrano sul biglietto d’accesso ai manufatti e al mercato (es: monopolisti, amministratori pubblici, fisco). Fortunatamente la concorrenza è una forza della natura inevitabile, incontrastabile, al più si può tentare di rallentarla. Stare sul versante “concorrenza” non è una scelta, è un destino.

Al contrario, il versante Innovazione implica una scelta passionale, volontaria e complicata da realizzare. Per inciso, il genere umano si è specializzato in adattamento cioè di innovare più velocemente di qualsiasi altra creatura. Si dice che l’esploratore, lo scienziato, l’ingegnere appunto compiono imprese: tentare e innovare.

Le Imprese che puntano al quadrante dell’Innovazione, attivano un circolo virtuoso (riquadro verde di Fig. 2) che, oltre ad alzare i prezzi, aumenta i compensi (GDP pro-capite), produce nuova conoscenza che viene capitalizzata e riutilizzata da chi segue, con l’esito di un progressivo miglioramento della qualità della vita. La semplice osservazione empirica ci mostra che i Paesi con più alto costo della vita sono abitati da persone ben pagate che tendono ad avere una qualità della vita più elevata dei Paesi con un GDP (PIL) pro-capite inferiore.

Le Imprese che si abbandonano, o scelgono, il quadrante Concorrenza adottano comportamenti coerenti con il ciclo efficienziale (riquadro arancione) che produce compensi medi decrescenti e perciò qualità della vita anche decrescente. 

La somma dei cicli di vita di tutti i manufatti in un certo territorio è l’economia reale di quel territorio. Gli economisti e i media amano usare l’espressione economia reale come sinonimo di “economia dei manufatti” per distinguerle dalle altre “economie” sovrapposte (Fig1.). Dedichiamo lo sfondo grigio alle tute grigie, dagli ingegnieri agli operai e agricoltori, che fanno cose con le mani (manufatti), ai quali talvolta viene riservato un incongruente tono di sufficienza rispetto alle “scienze” puramente intellettuali.

Nell’economia reale coesistono entrambi i tipi di impresa, innovative e concorrenti, il che richiede una rivisitazione di ciò che piace e specialmente di ciò serve ai Cittadini (memento agli Amministratori Publici): in un certo territorio è preferibile che il maggior numero possibile di Imprese operi secondo il circolo virtuoso Innovazione. Se dovesse prevalere il numero di imprese che non hanno intenti o capacità di innovazione, le medie dei compensi (GDP pro-capite) si abbasserebbero in una spirale di peggioramenti della qualità della vita media.

Temo di intravvedere l’esempio di un Paese da decenni troppo poco innovativo e anche incapace di inventare, trattenere e attrarre grandi Imprese globali. Non è vero che le dimensioni di un Paese relativamente piccolo limitano la possibilità di giocare in grande; è sufficiente fare una conta delle multinazionali presenti in Olanda, Irlanda, Scandinavia, Svizzera, ecc.

Gli Amministratori Pubblici, in quanto curatori dell’attrattività del Paese, hanno ampia responsabilità sullo stato attuale dell’economia reale, per decenni hanno scelto gli obbiettivi sbagliati, hanno perseguito e ottenuto il controllo quasi totale sull’economia (si stima sia superiore al 70%), il risultato è che da tempo, e ogni giorno, il Paese smotta verso più scomodi livelli di qualità della vita. Il GDP generato dalle Amministrazioni Pubbliche non ha intenti di innovazione e distintività e non contribuisce che marginalmente all’attrattività del Paese; semmai osserviamo emigrazione crescente di persone qualificate, di capitali, di imprese, ricchezza e GDP procapite in diminuzione, occupazione allarmante.

I Cittadini sono stati imbrogliati da AP incompetenti, sprovveduti, irresponsabili o, peggio, mossi da interessi divergenti da quelli dei Cittadini. Anche i Cittadini hanno una grande responsabilità; quella di avere dedicato più passione ad ascoltare promesse elettorali che attenzione nel controllare l’operato dei loro Amministratori. Inoltre non hanno saputo manifestare il loro interesse. Potrebbe essere quello di una migliore qualità della vita, ma non è certo.

La prossima puntata di questa storia sull’l’inflazione/deflazione è dedicata alle prefernze e alle scelte del Sistema Finanziario: “Il Sistema Finanziario, il Denaro e le cugine finanziarie dell’Inflazione e della Deflazione”.

 

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Note

1 Agli informati chiediamo un momento di pazienza. Per ragioni di sequenza espositiva, in questo capitolo assumiamo che siano costanti il valore della moneta, il costo del denaro e gli fiscali. Affrontiamo l’inflazione della moneta e gli altri fattori inflattivi e deflattivi nei successivi capitoli.

#Inflazione è la parola equivoca di oggi. È una tassa bancaria anti-competitiva?

La notizia circola e rimbalza: l’inflazione è diventata buona. Va di moda. Alcune categorie di cittadini l’apprezzano, lo dichiarano sempre più apertamente, esortano i cittadini ad abbracciare la causa.

L’implicito sarcasmo con cui riporto questa novità potrebbe indurre un pregiudizio che intendo immediatamente fugare: «Sono favorevole all’aumento dei prezzi. Auspico che i prezzi aumentino moltissimo». È a questo punto che la maggior parte dei tre lettori di quest’articolo abbandoneranno la lettura. Ma a loro chiedo lo sforzo di leggere le prossime quattro righe prima di andarsene. Read more

Zingales: Due euro sono meglio di uno?

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/9-maggio-2010/due-euro-meglio-uno.shtml

Il molto ascoltato economista Zingales lancia una proposta separatista: EuroPlus + EuroMinus > (meglio di) EuroUno. Nel pieno della competizione elettorale europea, il suo linguaggio sembra assumere toni politici, sufficientemente ampli da rispondere ad una vasta gamma di esigenze di breve termine:

al mal di pancia dei Cittadini europei maltrattati dai loro avidi governi

  • a quanto gli americani pensano dell’Europa e degli europei incapaci di unire le forze e di prendere decisioni efficaci, di cambiamento tempestivo
  • a quanto pensano molti europei, oltre agli americani, a proposito del fermismo furbetto del Sud-Europa
  • alle regioni europee che producono più GDP e che sono stanche di tirarsi dietro il peso morto dell’inguaribile “gargrena”
  •  ai Cittadini (apparentemente pochi) di Paesi che ritengono che l’euro li abbia aiutati a risolvere un certo numero di problemi
  • alla tensione di molte regioni a separarsi dagli attuali Stati ottocenteschi e riaggregarsi in modo diverso.

Da ultimo è un’ottima sponda per chi all’Europa deve dire che l’euro e l’Europa vanno bene; ma che molto volentieri accoglierebbe lo scontento degli elettori locali.

Da molti anni i Cittadini del mondo subiscono l’effetto di una interminabile crisi generata dall’immensa massa di credito inesigibile improvvidamente (o meglio: avidamente) erogato dal “sistema finanziario” anche ai governi (amministratori degli Stati), che ritengono di poter essere insolventi di diritto. I Cittadini percepiscono le parole «credito» e «debito», l’asfissiante incombere del, perniciosamente gestito, circuito governi-banche; ma hanno bisogno di qualcosa di più concreto, tangibile, a portata di mano, a portata delle loro decisioni e delle conseguenti azioni. In questo contesto, l’euro e l’Europa si prestano molto bene a interpretare il ruolo di capro espiatorio. L’Europa è un continente pieno di Stati in competizione fra loro, pieno di istituzioni finanziarie che erogano credito non recuperabile a governi insolventi. Innegabile che male abbiano fatto gli Amministratori Europei a non difendere i propri Cittadini dallo tsunami che loro stessi (amministratori) hanno creato. Male hanno fatto a partecipare alla grande bouffe dei debiti impagabili e dei crediti non garantiti.

EuroMinus e EuroPlus sembrano proprio una grande idea elettorale win-win per tutti per i prossimi due mesi.

Salvo che per me e per altri tre.

Sembrerebbe infatti probabile che l’ipotesi collochi il mio Paese con l’EuroMinus. Una ragione in più per essere, io cittadino del sudeuropa, scontento degli amministratori dell’Europa, che, ricordo, non sono eletti dai cittadini, ma sono cooptati da quegli Stati che un po’ litigano fra di loro e un po’ si accordano per fare i capi dell’Europa. Forse anche questa è un gangrena da rimuovere.
L’ipotesi EuroPlus e EuroMinus è dunque affascinante. Se non lo è per me Cittadino del sud; forse perché non ho capito, e allora mi faccio domande.

1. Due euro mi costano più o meno di un euro? – Mi è stato insegnato che il mercato cerca l’efficienza. In via teorica quindi un euro è più efficiente di due euro. Ma può essere che passando dalla teoria alla pratica le cose non vadano nel verso giusto. Apparentemente è il caso dell’EuroUno. La teoria è (forse) giusta, ma l’applicazione è sbagliata, dice l’articolo. A fronte dei presupposti danni fatti dall’EuroUno l’idea è di rimediare smontando l’EuroUno e di farne due: EuroPlus e EuroMinus. Credo di sapere con quale Euro vorrei stare, ma il problema non è dove stare, ma come si smonta l’EuroUno e come si montano EuroPlus e EuroMinus. La tesi sembra sostenere che: tanto incapaci siamo stati a montare l’EuroUno e tanto lo saremo nel fare gli altri due. In ogni caso ci è costato farlo, ci costerà smontarlo e ci costerà montare gli altri due. Intanto saremo concentrati con la tela di Penelope, mentre il resto del mondo procede alla ricostruzione, rimuovendo le macerie degli smisurati debiti costruiti dal sistema creditizio a braccetto con gli avidi amministratori statuali. Non riesco a vedere, nell’idea proposta, una schema di massima che indichi come fare e quanto costa. Senza parlare di quali sono i benefici attesi. Cercherò lumi. In aggiunta non riesco a leggere bene quale approccio ci viene proposto: il vecchio approccio europeo (il progetto perfetto che avrebbe dovuto perfettamente funzionare) o il “pragmatismo anglosassone” (cominciamo col primo scalino e correggiamo mentre saliamo). Mi pare che la tesi sia: per il passato l’Europa è criticabile, per il futuro meglio una soluzione che ne prenda atto. Una tesi sconveniente sia per le “vecchie logiche europee” sia per il “nuovo mondo pragmatico”. Confesso che preferisco l’approccio impazientemente pragmatico anglosassone che non si dimentica i grandi ideali del “fare la cosa giusta” e della democrazia. Quindi preferisco sollecitare chi ci prova, a far meglio, ma possibilmente senza smontare il buono delle cose già fatte. È inefficiente.

2. Chi manovra la moneta? – Le manovre monetarie hanno senso solo dove le monete sono più di una. E chi fa le manovre monetarie? Una volta erano i re, i principi e i dittatori a manovrare il valore della moneta. A loro serviva prendere denaro dai loro sudditi e utilizzarlo nella competizione con gli altri Stati. Ora sono gli amministratori degli Stati e le istituzioni finanziarie (i commercianti in denaro, per dirla alla Von Mises). Ai Cittadini non è concesso manovrare le monete. Nei casi migliori, ai Cittadini è concesso di possedere più di una valuta, ma sotto stretto controllo degli Stati che hanno un certo interesse fiscale sui flussi di denaro. Sembrerebbe che le manovre monetarie siano di interesse prevalente delle istituzioni finanziarie e dei governi, ma non dei Cittadini i quali invece hanno bisogno di certezza e semplicità nelle transazioni commerciali, anche quelle che riguardano il commercio di denaro. Nei “buoni” tempi andati, quelli delle svalutazioni competitive e dell’inflazione a due cifre, “chi poteva” metteva soldi e merci in aree a valuta solida, certamente non la lira; tutti gli altri impotenti si tenevano la lira. Era de-facto un sistema a due-valute, nemmeno tanto sommerso, piuttosto conosciuto e ancora utilizzato da almeno una potente potenza economica. L’EuroUno ha ridotto le aree di doppia-valuta. L’EuroPlus si presume continuerebbe come l’EuroUno; potremo far funzionare il modello “inflazione e svalutazioni” con l’EuroMinus? Chi ci guadagnerà di più?

3. La moneta è un confine – Chi può, sta con la valuta forte, e chi non può …. non può uscire dal Paese perché gli costa troppo. L’idea del ghetto per sfortunati e incapaci non mi entusiasma, ma se dovessi scegliere credo di sapere cosa sceglierei. La scelta in questo caso sarebbe individuale. Per quanto riguarda invece la ripartizione degli Stati fra EuroPlus e EuroMinus potremmo muoverci lungo almeno due ipotesi:

  • geografico-etnica: gli Stati a nord delle catene montagnose europee decidono che quelli a sud (balcanici, sub-alpini, sub-pireanici) se ne devono andare; o quelli a sud decidono autonomamente di andare con l’EuroMinus; oppure ciascuno del sud se ne va col suo euro nazi(onale)
  • GDPpps (PIL procapite) – quelli a sx dell’Italia (nel grafico qui sotto) stanno con l’EuroPlus, quelli a dx stanno con l’EuroMinus o con l’EuroNazi(onale)

GDP pps bar

A ben guardare i due criteri si sovrappongono abbastanza bene. Temo però che non a tutti quelli appena entrati nell’Euro piacerà la notizia. Alcuni forse opterebbero per restare con l’EuroPlus. Ironicamente, aiuterebbero le quattro grandi economie europee ad evitare di trovarsi in coda ai generatori di GDPpps del nordeuropa.

Regional GDP per capitaDato che a sx dell’Italia gli Stati con alto GDP(pps) hanno generalmente la dimensione di una media regione, è interessante fare qualche confronto regionale.

Ooooops, chi glielo spiega ai verdi del grafico dell’RCI (Regional Competitive Index) che dovrebbero stare con EuroMinus? E a quelli rossi che non possono stare con l’EuroPlus?

A dire il vero, se i confini EuroPlus venissero tracciati lungo la “banana verde”, il progetto separatista potrebbe suonare attrattivo a molti verdi.

 

 

 

 

4. Mobilità e attrattività – Nella proposta si attribuisce alla “mobilità” una qualità economica superiore che, nell’ultimo secolo è decisamente venuta a mancare agli Europei. Ammetto la difficoltà a comprendere la consequenzialità fra la parola «mobilità» e la parola «prosperità». Mi è invece piuttosto chiara la correlazione fra la parola «attrattività» e «prosperità». I flussi di persone, capitali e conoscenza vanno verso posti attrattivi, e per questo diventano mobili. Certo che se trovano un muro, rallentano (ma mai si sono fermati, nemmeno davanti ai muri più solidi). Ecco, l’Europa ha eliminato alcuni muri. Pur comprendendo come mai i potenziali EuroPlus tendano a tenere fuori gli EuroMinus (cosa su cui meditare), mi è controintuitivo che un muro, per sottile che sia, possa facilitare una maggiore attrazione verso aree già di per sé poco attrattive. Ciò detto è molto vero che quanto fatto dall’Europa per la mobilità, ma specialmente per l’attrattività, è veramente deludente. Forse è su questa grave carenza che dovremmo concentraci, nel nostro Paese e in Europa: sull’attrattività dei nostri prodotti, delle nostre persone, dei capitali. Se nel nostro Paese stessimo meglio che in altri Paesi, anche altre persone avrebbero piacere di trasferire qui sé stesse, i loro capitali e le loro capacità e attività. Questo non si fa con le manovre monetarie.

5. Il GDPpps, la moneta e il Sig. Ponzi– Sebbene l’articolo lasci intendere che le manovre monetarie possano essere un valido, anzi validissimo, strumento di generazione di GDP, a suo tempo avevo imparato che vi è una concatenazione rigorosa, e di buon senso, fra il GDP (somma dei redditi dei Cittadini e delle imprese) e il valore complessivo della produzione (sempre GDP). D’altra parte quando si vendono i prodotti, il ricavato, dopo vari giri, va ai Cittadini che li hanno realizzati. Vi sono prodotti che costano molto e prodotti che costano poco. Spesso in relazione alla qualità delle persone che li hanno prodotti e che giustamente pretendono un compenso adeguato alle loro capacità. Per questo, e per un naturale orientamento a mettere al centro l’individuo, preferisco parlare di compensi alti (GDPpps – procapite) invece che di produttività. In altri termini preferisco pensare che non sono i prezzi che devono essere alzati (per primi – inflazione), al contrario sono i compensi che devono alzarsi. E possono alzarsi solo se il prodotto è distintivo e di alta qualità relativa, cioè di alto valore e infine di alto prezzo (in teoria a zero inflazione). Dubito che la moneta centri gran che, se non per effetti collaterali, temporanei e talvolta confondenti. Mentre il dibattito monetario si svolge da decenni senza vincitori e vinti, i nostri pragmatici amministratori dello Stato hanno pensato e operato con il “sistema Ponzi”:

  • a. si sono fatti prestare montagne soldi, sostanzialmente garantiti dall’euro e dall’Europa (dubito che ne avremmo avuti tanti e a un costo ragionevole con la lira)
  • b. con lo strumento della spesa pubblica hanno riversato i soldi, presi a prestito, nelle tasche dei Cittadini italiani. Valore aggiunto, pochino quindi. Ma poichè sempre redditi sono, il GDP è schizzato alle stelle (questo lo dice, a bassa voce, anche la Banca D’Italia). Anche la ricchezza privata è raddoppiata (+ 4000 miliardi) in meno di trent’anni.
  • c. hanno spinto il debito alle stelle, ma non rileva (se non deve essere restituito e se è a basso costo).
  • d. hanno abbassato la “fatica di fare soldi”, al di sotto della competizione mondiale sulla qualità dei prodotti e sulla qualità delle persone. In altri termini per decenni è stato più comodo chiedere denaro agli Amminstratori dello Stato che procurarselo vendendo buoni prodotti e buoni servizi (talenti).

Il fallimento non è dell’euro o dell’Europa, ma degli amministratori dello Stato italiano. L’Europa ci ha messo esattamente dove “noi del Sud” chiedevamo all’Europa di metterci: “un impegno esterno che le desse la disciplina monetaria e fiscale che non era stata in grado di darsi da sola”. Avrebbe dovuto darci amministratori più efficaci e rigorosi. Invece ha perso tempo a misurare la lunghezza degli zucchini. Sono arrivato fin qui col ragionamento, ma ancora non vedo come EuroPlus e EuroMinus possano aiutare ad uscire da questo pantano. Forse, opinabilmente, i due Euro aiutano EuroPlus, ma non ho capito come EuroMinus ne tragga vantaggio. Specialmente non vedo come possano aiutare le regioni della “banana verde” (a meno che non stiano dalla parte dell’EuroPlus).

6. Disoccupazione e fallimenti a catena – La statistica ci dice che dal 2008 in poi abbiamo avuto e continuiamo a subire una pesantissima catena di fallimenti. Se intuisco correttamente, la soluzione prospettata sarebbe che l’EuroMinus faccia una grande svalutazione competitiva, come ai bei vecchi tempi. Non v’è dubbio che siamo maestri nelle svalutazioni competitive e nell’inflazione a due cifre. Mi chiedo però come mai le economie avanzate eliminino le svalutazioni competitive che considerano un danno alla propria leadership economicopolitica oltre che per i propri cittadini. Non intendo però tornare su un tema già toccato. Al contrario desidero aprire la strada alla questione della disoccupazione. Per primo diamo un’occhiata ai dati di World Bank sulla disoccupazione.

Disoccupazione 01

  • Nonostante anni di crisi non siamo ancora arrivati ai livelli di disoccupazione dei primi anni novanta quando abbiamo tentato, e clamorosamente fallito, di far cambiare rotta agli amministratori sperperatori del nostro denaro
  • Intuisco una correlazione diretta fra l’andamento della disoccupazione Europea e quella dell’Italia, quest’ultima performando anche un filino meglio della media europea. È partita peggio, ha recuperato meglio. Non so però dire se per (de)merito dell’euro; ancor più difficile è leggere una “colpa” nell’euro o addirittura un complotto dell’euro e dell’Europa. E con ciò mi assumo il rischio non-politically-correct di evitare “di massacrare in pubblico l’euro”.

 

Il confronto con le medie però non mi hai mai convinto troppo; guardiamo infatti cosa ha fatto l’Italia a paragone con le altre tre grandi economie europee.

Disoccupazione 02La Francia ha performato come noi anche se si atteggia a grande potenza a fianco della Germania. La Germania ha invece da lamentarsi alquanto dell’Europa e dell’euro. Se è stata zitta a lungo, forse dipende dal fatto che all’inizio stava ingoiando il grosso boccone della Germania Est (la loro sud-“gangrena”). La capacità di reazione della Germania è degna di grande rispetto. Senza clamore thatcheriano, ha ristrutturato la sua economia e i risultati si vedono. Non si può certo dire che l’euro abbia portato vantaggi squilibrati sulla disoccupazione che in Germania è rimasta alta e crescente fino al 2006. Dopo tale data la sua disoccupazione è diminuita, e diminuisce decisamente. Nonostante l’arrivo della crisi.
Altro caso impressionante è l’azione di UK. Che, forse impropriamente, attribuisco al drastico cambiamento di rotta thatcheriano. Ecco qualcosa che dovremmo copiare, mutatis mutandis: la capacità di agire con coraggio e determinazione. Non dobbiamo nemmeno studiare nuove soluzioni, basta copiarle. Germania, da dentro l’Euro, e UK da fuori dell’Euro, hanno adottato le necessarie rivoluzioni strutturali, indipendentemente dall’Euro. Noi dobbiamo giocare ancora a lungo con le valute?

Avrei ancora molti altri argomenti, ma ho appena saputo che è uscito un nuovo libro di Zingales “Europa o no. Sogno da realizzare o incubo da cui uscire”. Anche io contribuisco a un po’ di pubblicità e rinvio altri commenti dopo avere letto cosa suggerisce Zingales a proposito del mio futuro.

Bruegel sulla bilancia commerciale Europea

Il Think Tank Bruegel ha immaginato che cosa potrebbe accadere nel caso l’euro soffrisse un shock commerciale causato da una crescita delle esportazione fuori-UE, a discapito dei flussi intra-UE che oggi sono ancora la parte del leone di flussi commerciali, seppure essi siano calati sotto il 50% per Italia e Germania. Read more