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2015, un anno col botto del rimborso.

Nel 2015 l’Italia ha titoli di stato obbligazionari a medio/lungo termine in scadenza per 199 miliardi, cui si aggiungono titoli a breve (BOT) per 60 miliardi, portando il totale delle nuove emissioni a 260 miliardi di euro circa, il 12% del debito attuale (2.160 miliardi di euro, circa); per i BTP in scadenza si tratta di una cifra-record: 140,3 miliardi; primo appuntamento, il 1 febbraio quando andranno al rimborso BTP per 21 miliardi (emessi al 4,25%). Il Tesoro avrà un compito non facile nel 2015, dovendo emettere 260 miliardi di euro di titoli di stato facendo anche fronte al previsto “deficit” di cassa di 55 miliardi, e negli anni successivi, con previsioni di rimborsi di 160 miliardi nel 2016, 167 miliardi nel 2017; impegno che potrebbe crescere se ci fosse la richiesta di finanziamento pro-quota del c.d. “piano-Juncker”. L’Italia continuerà ad essere la prima in classifica dei paesi europei emittenti debito pubblico; unico “palliativo”, il livello attuale (anche futuro?..) dei tassi, che hanno consentito all’ultima emissione di spuntare l’1,35% come costo della raccolta.

 Come dire? Ci si accontenta di poco.

Perseverare diabolicum

18 ottobre, 2013 17:18

La pervicacia con cui sono gestite CDP e Fintecna è diabolica. In un recente Sodo caustico già scrivemmo che nel novembre 2012 la Cassa Depositi e Prestiti ha acquistato da MinEconomia il 100% di Fintecna (società in liquidazione da 13 anni: “tempus fugit”…non per lo stato italiano) Read more

Ignoranza di stato: quando il diavolo si annida nei particolari

22 ottobre, 2013 09:03

L’annuncio del governo Letta di un programma di dismissioni delle partecipazioni azionarie è fuorviante e mal riposto:le partecipazioni direttamente possedute da MEF sono: il 4,34% di Eni, il 31,24% di Enel, il 30,2% di Finmeccanica, l’80,1% di CDP.
CDP non rientra nel perimetro statale ai fini del calcolo del debito pubblico. CDP possiede, a sua volta, il 25,76% di Eni, il 29,9% di Terna, il 30% di Snam, il 100% di Sace e Fintecna (che a sua volta possiede il 99,35% di Fincantieri); tutte partecipazioni acquisite negli ultimi anni su interessato impulso dei governi pro-tempore al fine di ridurre il debito pubblico. E’ quindi evidente che la cessione delle partecipazioni (in tutto od in parte) di Snam, Terna, Fincantieri non porterà ad una riduzione del debito pubblico; il debito pubblico potrà essere ridotto, attraverso la vendita di partecipazioni, in 3 modi: (1) cessione del 4,34% di Eni, 31,24% di Enel, 30,2% di Finmeccanica direttamente possedute da MEF; Eni ed Enel hanno costantemente distribuito dividendi, che cesserebbero in caso di vendita; (2) distribuzione di dividendi da CDP a fronte di utili di CDP, che potrebbero derivare dalle cessioni delle partecipazioni possedute da CDP stessa e dopo aver pagato le tasse sulle relative eventuali plusvalenze: anche una eventuale quotazione di Poste Italiane rientrerebbe in questa casistica; (3) cessione sul mercato (quello vero: non alla CDP) delle partecipazioni in società, anche strumentali, possedute dalla P.A. centrale e periferica; pensiamo alle migliaia di società che sommano la ragguardevole cifra di 19.000 consiglieri di amministrazione sparsi lungo la penisola, Ferrovie dello Stato, ex-municipalizzate, finanziarie regionali, porti commerciali italiani, et alia.

Manca, ed è quello più grave, un quadro razionale: chi valuta il valore delle partecipazioni; quale criterio sarà adottato per la cessione; come preparare la cessione laddove siano necessarie modifiche regolamentari; chi potrà acquistare; con quali termini e tempi per l’incasso da vendita. Tutti temi che vedono il governo “non pervenuto”.

Il diavolo forse fa le pentole, non i coperchi.