Tagli retroattivi alla detrazione dei premi sulle polizze

 

Valutazione n. 2013/09, del 9 settembre 2013

Polizze Assicurative diminuisce la detrazione d’imposta con effetto retroattivo: continua la violazione sistematica dello Statuto del Contribuente

Sintesi

L’IMU andrà in parte a riposo ma il bilancio di questa uscita di scena non è certo a saldo zero; soprattutto in considerazione del cattivo stato del bilancio pubblico del nostro Paese, il governo, per non incrementare direttamente le imposte, nel gioco della coperta troppo corta, deve quindi volgersi inesorabilmente da qualche altra parte: niente di meglio allora che ridurre le detrazioni d’imposta (il che equivale comunque ad un aumento di pressione fiscale).

Stavolta è il turno delle polizze assicurative in caso d’infortuni e malattia i cui premi avranno una detraibilità ridotta per il 2013 da € 1291,14 a € 630 per poi scendere nel 2014 a soli € 230. Stessi limiti saranno applicabili ai premi delle polizze vita ed infortuni stipulate sino al 2000 ( quelle stipulate oltre tale data non hanno alcuna rilevanza fiscale).

Il provvedimento in modo esplicito si definisce in deroga al principio della retroattività previsto dallo Statuto del contribuente per quanto attiene la riduzione della detraibilità già a partire dal periodo d’imposta 2013. Lo Statuto, emanato nel 2000 per introdurre nell’ordinamento le regole fondamentali di civiltà fiscale, prevede infatti che i rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente devo essere improntati ai principi della trasparenza e collaborazione e alla salvaguardia della certezza del diritto, disponendo all’art 3 il divieto di emanare disposizioni  impositive in ambito tributario con effetti retroattivi.

Se tale principio di assoluto buon senso e basilare per lo sviluppo di rapporti civili può sempre  e comunque essere derogato dal legislatore, ci dobbiamo domandare quale sia il fine dello stesso e soprattutto a tutela di quali valori sia stato introdotto.

Il Caso

Le “Disposizioni in tema di detrazione di premi assicurativi” sono recate dall’articolo 12 del Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 102 («Disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché‘ di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici»), in G.U. n. 204 del 31-8-2013 – Suppl. Ordinario n. 66, Vigente dal 31-8-2013.

Nel dettaglio, l’articolo 12 prevede quanto segue:

«1. In deroga all’articolo 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, all’articolo 15, comma 1, lettera f), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole “lire due milioni e 500 mila” sono sostituite dalle seguenti “euro 630 per il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, nonché a euro 230 a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014″.

2. Nel limite di euro 630 per il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, nonché di euro 230 a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014, sono compresi i premi versati per i contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni stipulati o rinnovati entro il periodo d’imposta 2000.».

La previsione si applica al periodo d’imposta in corso e quindi costituisce una deroga a quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, secondo periodo dello Statuto del Contribuente, in materia di modifiche riguardanti i tributi periodici (come “testualmente” confermato dall’incipit del medesimo articolo 12, comma 1).

Il comma 2 dell’articolo 12, inoltre, prevede espressamente che la modifica in peius in oggetto si applichi anche alle cosiddette “vecchie polizze”, ovverosia ai contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni stipulati o rinnovati entro il periodo d’imposta 2000.

Al riguardo, si deve osservare che il trattamento fiscale delle polizze di assicurazione era stato profondamente modificato dal Decreto Legislativo del 18 febbraio 2000, n. 47 (successivamente modificato dal Decreto Legislativo del 12/04/2001, n. 168), avente ad oggetto, per l’appunto, la riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare e dei prodotti assicurativi vita. Era previsto, tuttavia, che le modifiche apportate dal Decreto Legislativo n. 47/2000 si applicassero esclusivamente ai contratti stipulati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2001, lasciando viceversa invariato il trattamento fiscale dei contratti sottoscritti entro il 31 dicembre 2000, cui si sarebbe dovuta applicare, per l’intera durata del contratto stesso, la vecchia normativa.

Alcuni dati. In Italia sono 69,7 i miliardi che nel 2012 sono stati pagati per i soli premi delle polizza vita e questi interventi sulle agevolazioni fiscali andranno a colpire 6 milioni di assicurati, portando alle casse dell’Erario per il 2013 circa 480 milioni di maggiori imposte, un importo stimato passibile certamente di revisione negli anni a seguire per l’effetto combinato  della raccolta di nuovi premi e dei rimborsi delle polizze esistenti, che potranno verificarsi anche a causa della ridotto appeal fiscale, ad oggi non esattamente quantificabili.

La previsione di cui al Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 102, pertanto, crea un forte elemento di frattura rispetto allo schema sino ad oggi adottato in materia, fondamentalmente basato sul rispetto dei diritti quesiti e sulla conservazione delle agevolazioni di legge che potessero aver influito positivamente nella scelta dell’individuo per la copertura assicurativa e/o previdenziale.

 

Per completezza, si ricorda peraltro che il regime fiscale delle “vecchie polizze” ha già subito una duro colpo con la modifica al regime delle rendite finanziarie di cui al Decreto-Legge 13 agosto 2011 n. 138 (convertito, con modificazioni, nella legge 14 settembre 2011 n. 148), che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, ha innalzato la misura del prelievo applicabile alla generalità dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria dal 12,50% al 20%

La previsione di cui al citato articolo 12 del D.L. n. 102/2013 costituisce una ulteriore modifica in peius molto pesante, che può contribuire a rafforzare la sfiducia dei contribuenti italiani nei confronti della stabilità del sistema fiscale che pertanto può tradursi in un ulteriore pesante ostacolo per il decollo del secondo e del terzo pilastro della previdenza.

Del resto, anche se non ha fortunatamente subito ritocchi è veramente marginale e del tutto inefficace come incentivo verso forme previdenziali alternative rispetto al collassato sistema pensionistico italiano, la detrazione ad oggi esistente di € 5164,57 per la contribuzione ai fondi di pensione integrativa e di € 3615,20 per i versamenti ai fondi integrativi del SSN. Peraltro, la mancanza di modifiche al regime dei fondi di pensione integrativa che pure possono includere la copertura in caso di morte o invalidità permanente, è segno della assoluta casualità con la quale il governo ha cercato di reperire fondi.

La retroattività della norma, con buona pace dello Statuto del contribuente, non solo comporterà un ulteriore aggravio del carico d’imposta individuale ma renderà sempre più complesso e nebuloso l’orizzonte operativo delle polizze per le società di assicurazione che basano i loro modelli di business su una ragionevole pianificazione di flussi  cassa e ritorni sugli stessi pluriennale ad es dai 10 ai 40 anni. Modificare le regole del gioco in corso d’opera, ogni anno ed in modo retroattivo, certo non aiuta alcuna iniziativa imprenditoriale nel settore di riferimento che oltre a coprire l’alea dell’assicurato deve procedere anche alla copertura in proprio dell’alea imputabile ai continui cambiamenti normativi nel nostro Paese.

 

In data 3 Settembre il Sole 24 ore ha pubblicato a pag 8 un articolo sul punto dal titolo “Sulle Polizze un taglio retroattivo

Valutazione del provvedimento: PESSIMO

NOTA:

Il provvedimento oggetto di valutazione è illustrato da un relatore che è di norma un aderente a Italia Aperta. Tuttavia segnalazioni dettagliate su provvedimenti da valutare sono ammesse da chiunque, purché metta a disposizione tutte le fonti informative relative al caso presentato, e dalle quali trae origine la segnalazione.

il giudizio è affidato a una terna di arbitri scelti fra gli aderenti a Italia Aperta sulla base della loro competenza specifica nel settore oggetto della valutazione.

Sono possibili quattro livelli di giudizio:

–     ottimo: favorisce laffermarsi di meccanismi concorrenziali e meritocratici;

–     neutro: non favorisce ma neppure ostacola laffermarsi di meccanismi concorrenziali e meritocratici;

–     negativo: ostacola laffermarsi di meccanismi concorrenziali e meritocratici pure senza introdurre peggioramenti allo status quo;

–     pessimo: ostacola senza motivo e/o riduce i gradi di concorrenza od efficienza, anche introducendo nuove restrizioni.

 In questo caso il provvedimento oggetto di valutazione è l’articolo 12 del Decreto-Legge 31 agosto 2013, n. 102. Naturalmente il giudizio potrà essere rivisto se tale provvedimento dovesse essere modificato in sede di conversione del decreto.

Valutazioni:

1° Giudice: PESSIMO

2° Giudice: PESSIMO

3° Giudice: PESSIMO

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