#Tasse è la parola ambigua del giorno

Pensavamo che oltre alla morte, le tasse fossero l’unica cosa certa. Invece ieri sera un influente personalità parlamentare e governativa ha posto un’interessante domanda: le tasse sono un prezzo per un servizio?

La domanda instillava il dubbio che potesse essere rimossa la separazione fra economia di mercato ed economia monopolistica, in particolare quella dello Stato. I più maliziosi hanno inteso che fosse un tentativo di ricollocare lo Stato fra i Cittadini (persone fisiche e persone giuridiche) che operano secondo le regole del mercato.

La maliziosità non è nelle nostre intenzioni, vogliamo invece dare il nostro contributo agli Amministratori Pubblici affinchè si  adoperino per l’interesse prevalente dei Cittadini. Quindi, procediamo con ordine ad esaminare la questione, ignorando ogni intenzione politica eventualmente implicita nella domanda.

Il primo punto da risolvere è: lo Stato è monopolista? Essendo lo Stato uno strumento amministrativo per gestire una parte dei beni che i cittadini sovrani hanno messo in comune, è per definizione monopolista. Nel senso più semplice e diretto: i Cittadini hanno delegato lo Stato a gestire una parte dei loro beni. Non solo è un monopolio lecito, ma è proprio la consapevole espressione dei Cittadini. Al momento di scegliere, essi hanno preferito certi Amministratori rispetto ad altri. Mettere in concorrenza fra di loro i candidati amministratori è non solo lecito, ma dovuto anche per le scelte organizzative impresse nella Costituzione.  Per contro, porre gli Amministratori eletti in concorrenza operativo-decisionale con altri non eletti è evidentemente un’inefficiente controsenso. Così come è un controsenso consentire che l’amministratore del condominio entri in concorrenza, o convergenza, di interessi con qualche condomino. Lo Stato agisce e deve agire da monopolista negli ambiti scelti dai Cittadini.

Purtroppo è anche vero che gli umani sono umani e, quando si tratta di potere e interessi, la tentazione di uscire dall’ambito assegnato è fortissima. Purtroppo molti escono dai confini delle deleghe, ma non crediamo che quei comportamenti possano essere giustificati rendendo più incerta la linea di confine fra le deleghe allo Stato e le libertà dei Cittadini sovrani. Ripetiamo: lo Stato è, e deve essere, monopolista per delega ricevuta. Come un qualsiasi “fornitore” del condominio (amministratore incluso).

Il secondo punto riguarda le “regole del mercato”.

Il mercato esiste perché nessuno è in grado di progettare e condurre il Sistema Umano secondo un disegno architettato, ordinato ed eseguito secondo processi e procedure perfettamente funzionanti, efficienti ed efficaci. Più che un’affermazione ideologica, questa è un’osservazione empirica. Per contro-osservazione possiamo storicamente rilevare che:

  • i grandi progetti sociali, proprio perché si rifanno all’idea di mondo perfetto, si chiamano ideologici
  • inventati prevalentemente nell’800, sono tutti falliti. La maggior parte, molto sanguinosamente.

Del mercato noi umani abbiamo bisogno perché non sappiamo né fare né far funzionare progetti sociali perfetti. Dobbiamo necessariamente suddividere il “potere” fra tanti di noi, vedere chi o cosa funziona meglio per far estinguere ciò che non funziona e copiare ciò che funziona. Sfortunatamente non sappiamo neanche tanto bene cosa voglia dire “funzionare bene”; questo ha molto probabilmente a che fare con le aspettative e aspirazioni di ciascuno di noi. L’ingrediente “aspettative”, costituisce un forte intralcio ai progetti sociali perfetti.

Quindi si tratta di capire quanti e quali di noi umani debbano essere delegati a prendere decisioni per nostro conto in quali ambiti.  A quanto pare, noi italiani abbiamo optato per una sistema organizzativo dello Stato che si chiama Democrazia o Repubblica: la delega agli Amministatori Pubblici di amministrare i (soli) beni messi in comune.

Tutto ciò che i Cittadini non hanno delegato allo Stato, è totalmente nelle mani dei Cittadini sovrani, senza alcun gestore intermediario. Lì c’è il mercato, lo scambio, dove ogni “oggetto di scambio” viene valutato dalle parti coinvolte, queste ne determinano il valore soggettivo, spesso in forma di prezzo; il confronto negoziale tende a far convergere le parti sulla qualità e quantità reciprocamente percepita e sul valore che ciascuno attribuisce all’oggetto dello scambio. Quando questo punto di equilibrio viene raggiunto, avviene lo scambio. Il mercato si concretizza in queste essenziali regole.

Repetita iuvant: il mercato non è perfetto; è un metodo per gestire l’imperfezione. In molte circostanze il mercato non è la soluzione organizzativa ottimale; per esempio in alcune parti delle forze armate o di polizia, in un  certo numero di imprese, in alcune parti di progetti ad alta intensità di ingegneria. Ma funziona piuttosto bene quando le parti hanno aspettative,  limitate, temporanee, in divenire nel tempo e nello spazio.

Tornando alla domanda iniziale (le tasse sono un prezzo per un servizio?), possiamo contribuire con queste nostre conclusioni:

  • Il singolo Cittadino può scegliere qualità e quantità del servizio? Evidentemente non può perchè ha delegato lo Stato a definire quali servizi, quale qualità, quale quantità, intende erogare a ciascun Cittadino
  • Il singolo Cittadino può definire il prezzo? Evidentemente non può, per gli stessi motivi
  • Gli Amministratori Pubblici non sono valutati sulle loro specifiche decisioni, nel momento in cui si concretizza lo scambio, ma sul complesso del loro operato.

 

La riposta è inequivoca: le tasse non possono essere un prezzo. Per volontà degli stessi Cittadini sovrani.