Un Comune che fa anche da lattaio, ancora per un po’ …

Valutazione n. 2013/10/1

Pagella Comune di Salerno // Privatizzazione Centrale del Latte

Sintesi

A chi sta a cuore un’altra Italia, un paese in cui prevalgano sempre meno le logiche distorte e nocive rispetto alle dinamiche di competizione aperta, non può sfuggire una lezione base: ovvero che per costruire il “paese che non c’è”, bisogna anzitutto studiare il passato di quello che c’è. Partiamo, dunque, dalla prima ondata Italiana di privatizzazioni, tra il 1993 e il 2005, e facciamo tesoro di alcune buone pratiche. La strada intrapresa è rimasta infatti incompiuta e sono stati commessi errori: offerte effettuate con l’obiettivo di monetizzare, mantenendo il comando in mani pubbliche; mancate liberalizzazioni che dovevano accompagnare il processo di privatizzazione; aver cercato di costruire artificiosi “noccioli duri”; non aver intaccato il controllo delle fondazioni politicizzate sulle banche e, non ultimo, l’aver omesso di incentivare le privatizzazioni anche degli enti locali (ad esempio le società controllate dalle Regioni -esclusa la Sardegna- son salite a 403 nel 2013 ed erano 394 nel 2012).

Eccoci al punto: anche la politica locale dovrebbe lasciare che l’impresa sotto il suo controllo esca dal perimetro d’influenza pubblica e metabolizzare la lezione per cui le dismissioni sono un vero strumento di rilancio dell’economia e di mobilitazione di nuove risorse e non solo un modo per fare cassa.

Il Caso 

Il 09 dicembre 2011 la Giunta Comunale di Salerno ha dato il via libera, grazie ad una apposita delibera (n°1058), ad una valutazione delle proprie società controllate, al fine di effettuare azioni volte al contenimento della spesa pubblica e per l’eventuale recupero di risorse finanziarie.

Il legislatore europeo è già intervenuto indicando gli indirizzi da seguire in materia di partenariato pubblico-privato e dei principi di concorrenza, libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi. In tal senso la Giunta ha scelto di procedere alla vendita della Centrale del Latte Spa (ma non solo). L’attenzione del dibattito pubblico locale si è concentrata su questa azienda perché era, e continua ad essere, una delle poche “controllate” con un bilancio in sostanziale pareggio. Allo stato attuale, secondo la legge n°244 del 2007 (art. 3, comma 27), è previsto che gli enti locali “non possano costituire società aventi  per  oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni,  anche  di  minoranza,  in  tali  società”. A Salerno l’amministrazione che ha dato il via a questo processo è stata quella del sindaco Vincenzo De Luca e sarà con tutta probabilità quella che lo porterà a termine. La situazione attuale vede il bilancio consuntivo 2012 del comune (delibera n°15 del consiglio comunale del 31/05/2013) riportare un indebitamento di circa 350 milioni; grazie ad un ammontare di residui attivi per 360 milioni il bilancio continua ad essere formalmente in ordine, ma già al 31 dicembre 2012 è comparso un disavanzo di amministrazione di circa 6 milioni di euro.

 La formalizzazione della cessione è stata effettuata per quote fino al 100% delle azioni di Centrale del Latte, con delibera del consiglio comunale n°29 dell’08/07/2013. La consulenza per l’alienazione è fornita, dopo gara ad evidenza pubblica, da KPMG Advisory Spa, con un contratto che ha impegnato quest’ultima dalla fase di valutazione delle società controllate fino alla vendita vera e propria. La base d’asta è stata fissata a 12,7 milioni di euro. Il disciplinare prevede garanzia esplicita per il mantenimento del marchio e dei livelli occupazionali (punto 1.4), limitazione di accesso ad operatori del settore ed una scala da 0 a 100 punti per la valutazione delle proposte. Di questi 100 punti 55 sono riservati al prezzo offerto, mentre i restanti 45 al piano industriale, diviso in più sottocategorie (punto 10.1).

(1) http://www.oecd.org/daf/ca/corporategovernanceofstate-ownedenterprises/48476423.pdf

(2) http://www.oecd.org/daf/ca/corporategovernanceofstate-ownedenterprises/43449100.pdf

(3) http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=13885

(4) http://www.adamsmith.it/download/download/UP120130604104913UPAdam%20Smith%20-%20Paper%20Privatizzazioni.pdf

Valutazione del provvedimento

 

Il disciplinare di gara per la cessione della Centrale del Latte prevede una procedura di “trattativa diretta” (per una efficace descrizione di questa modalità cfr Briefing paper n°127 dell’Istituto Bruno Leoni), scelta per favorire l’entrata di un socio “duro”, che possa controllare la società ed avere facilità ad approvare gli investimenti e puntare ad un rafforzamento industriale. Meno Opportuna appare la scelta di limitare esplicitamente la partecipazione a soggetti già operanti nel settore lattiero-caseario, in modo tale da evitare l’entrata di banche e/o fondazioni bancarie, che in passato non si sarebbero sempre rivelate “buone” imprenditrici..

La valutazione finale è comunque tendenzialmente positiva in quanto la proprietà pubblica di un’azienda fornitrice di beni di consumo (e quindi non legata alle attività proprie di un ente pubblico) é un residuo di vero e proprio “socialismo municipale”. Sui danni dell’azionariato pubblico alle utilities locali, il circolo vizioso è noto ed acclarato da numerosi studi (4). Attuare quindi la piena separazione degli interessi proprietari nei fornitori di servizi dagli enti locali e dai membri di tali enti è una scelta opportuna, che ci chiede anche l’Europa. Nella sostanza, la completa privatizzazione di tali società è un pre-requisito perché la concorrenza possa contribuire a per migliorare la produttività anche di aree più depresse. Nell’ambito di un auspicabile cambio di direzione che interrompa il circolo vizioso della finanza pubblica, non devono mancare quindi misure che incentivino o costringano gli enti locali a privatizzare le aziende partecipate. Il voto al comune di Salerno non é il più alto possibile per la presenza nel bando di gara delle limitazioni relative ai possibili compratori e al mantenimento dei livelli occupazionali per un periodo non ben definito. Inoltre la procedura a trattativa privata é meno trasparente di quello attraverso asta pubblica.

Favorire la privatizzazione delle società municipalizzate e rendere il sistema più competitivo è decisamente un obiettivo da perseguire per rendere l’ Italia più aperta.

 

“Chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini” F.A.von Hayek

 

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