Una Scuola da risistemare.

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Nata nel 1957 come Scuola Tributaria Centrale Enzo Vanoni, la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze è l’emblema dell’auto-referenzialità e dello spreco della Pubblica Amministrazione. Un breve viaggio nella sua storia recente aiuta a comprendere quanto pervasivi siano presenza e potere dei funzionari pubblici: nel settembre 2000 con decreto MinFinanze n.301 la Scuola viene messa alle dirette dipendenze del ministro ed a rettore, pro-rettore e professori viene conservato “”il trattamento economico (..) relativo alla qualifica posseduta presso l’amministrazione di provenienza incrementato da un ulteriore trattamento economico””; “”i professori inquadrati acquisiscono, ad ogni effetto, lo stato giuridico e le funzioni di professori ordinari, con salvezza delle procedure di avanzamento di carriera””. A tempo indeterminato. Nel luglio 2004, con decreto del rettore approvato dal ministro pro-tempore, i compensi corrisposti a rettore, pro-rettore e professore, capi dipartimento e docenti ordinari vennero “rideterminati” in aumento. La Scuola, nelle parole dell’attuale rettore, diviene “”un’assicurazione sulla vita”” di alti burocrati. A poco vale invocare “”vigilanza, vigilanza, vigilanza. Bisogna controllare le scuole e controllare le spese”” se proprio i soggetti che dovrebbero controllare (i funzionari dello stato) se ne fanno fonte di allegra baldoria, per di più eterna.

 

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