(un)voluntary disclosure

Questo documento riassume il contesto nel quale è stata emanata la c.d. “Voluntary Disclosure” , integrato con i commenti, seppure sintetici, di due esperti fiscalisti e tributaristi, Massimo Giaconia e Federico Diomeda, che hanno cortesemente risposto ai nostri quesiti.

Il contesto della “Voluntary Disclosure”

La “Voluntary Disclosure”, legge dal 3.12.2014, consente a persone fisiche e giuridiche italiane che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la loro posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni in misura ridotta, a valere sulle dichiarazioni dei capitali detenuti all’estero compiute fino al 30 settembre 2014. Nei confronti del contribuente che si avvale della “Voluntary Disclosure” (una forma di ravvedimento operoso con richiesta di condono su rimpatrio od emersione di attività estere non dichiarate precedentemente) è esclusa la punibilità per i reati di dichiarazione fraudolenta infedele od omessa, omesso versamento di ritenute certificate ed IVA, sanzioni penali su riciclaggio e auto riciclaggio. Per i patrimoni fino a 2 milioni di euro, il contribuente può chiedere il calcolo delle imposte a forfait, applicando l’aliquota del 27% su un rendimento presunto del 5% annuo. “Le stime indicano un possibile rientro in Italia pari al 30% dei capitali detenuti all’estero, vale a dire tra i 30 e i 60 miliardi di euro, ma la percentuale potrebbe salire se la Svizzera dovesse chiudere un accordo sulla trasmissione di informazioni finanziarie con l’Italia”. “Quanto alla tassazione il rientro dei capitali è conveniente se i capitali si trovano in Svizzera da più di otto anni, quindi già prescritti. In questo caso il costo del rimpatrio si aggira tra il 12 e il 15%. Se invece si trovano all’estero da meno di otto anni, il costo può arrivare al 50%”. Meno di otto anni? “It sounds a bit strange to our ears...” visto che da ben 13 anni il legislatore italiano ha emanato svariate norme per il rimpatrio; con questa ben cinque. Le vie per Chiasso e Lugano sono sempre ben segnate…
L’ultimo “scudo fiscale Tremonti” (del 2010, che seguì i precedenti nel 2001, 2003 e 2009) favorì il rientro in Italia di 100 miliardi di euro, soggetti ad una tassazione all’aliquota del 5%. Ad avviso degli esperti, con la “Voluntary Disclosure” il gettito aggiuntivo per l’erario potrebbe, perciò, superare di poco i 5 miliardi. Se le stime sono corrette, il “tesoro” detenuto da italiani in Svizzera avrebbe una consistenza fra i 100 ed i 200 miliardi di euro.

Ma è (ancora) conveniente detenere attività finanziarie in Svizzera?

Vox popoli ricorda come i servizi bancari offerti dalle banche nel paese rossocrociato siano cari, se non esosi; ma chi possiede una ricchezza finanziaria potrebbe valutare anche altri aspetti: maggiore sicurezza normativa, facilità di utilizzo delle somme, gamma dei prodotti di investimento disponibili, tassazione sui redditi percepiti.
Dal punto di vista fiscale, per le persone fisiche (ma non per le società) è da anni attivabile l’opzione della c.d. euro-ritenuta, che è il gettito “condiviso” della «tassazione del risparmio transfrontaliero»: le entrate derivanti dalla ritenuta alla fonte applicata dalla banca su dividendi ed interessi pagati o accreditati da uno Stato membro Ue (Lussemburgo, Belgio e Austria) e da Stati che applicano misure equivalenti (tra cui Usa, Svizzera, Monaco, Liechtenstein, San Marino, Andorra) a «beneficiari effettivi» (persone fisiche residenti in altro Stato membro) sulla base della Direttiva 2003/48/CE. Sono escluse prestazioni pensionistiche e assicurative.
La Svizzera preleva la ritenuta in base all’Accordo sulla fiscalità del risparmio con la UE, entrato in vigore nel luglio del 2005. Dal 1° luglio 2011 vige l’aliquota massima del 35 per cento. Il 75% del gettito va agli Stati beneficiari, mentre il 25% spetta alla Confederazione elvetica.
Per il 2012, il ricavo lordo ammonta a 615 milioni di FrSv (contro i 506,5 milioni del 2011), di cui gli Stati membri dell’Ue riceveranno 461,6 milioni FrSv, mentre alla Confederazione andranno 138,5 milioni. Il principale Stato europeo beneficiario è la Germania (143,8 milioni), seguita da Italia (81,7 milioni FrSv pari a 66 milioni di euro), Francia (più di 71,3), Spagna (46,7), Regno Unito (24,8), Belgio (18,5), Austria (14,5), Grecia (13,4) e Paesi Bassi (12,9). Come si può notare, il fenomeno è a base europea, e non solo italiana.
L’accordo prevede anche la possibilità di scegliere tra ritenuta e comunicazione volontaria alle autorità fiscali del Paese. Ed è in questo secondo scenario che si posiziona la “Voluntary Disclosure” italiana, che giunge dopo i quattro scudi fiscali “concessi” dal Governo negli anni passati (2001, 2003, 2009, 2010).
Sulla base dei flussi della “euro ritenuta” si può solo stimare quanta sia la consistenza di attività finanziarie detenute in Svizzera da soggetti italiani che hanno optato per la “euro ritenuta”; ipotizzando un rendimento medio del 5%, le attività “soggette ad euro ritenuta” sarebbero poco superiori a 5,2 miliardi di euro, una piccola frazione del “tesoro” che giace (ben custodito) nei forzieri degli “gnomi di Zurigo e dintorni”.

Se così è, che cosa attenderci?

Quanti italiani opteranno per una quinta “sanatoria” (alias “scudo”, “condono”, “Voluntary Disclosure”) dopo che le precedenti quattro hanno scalfito, ma non affondato, il “tesoro” in Svizzera?

Abbiamo “girato” i quesiti ad esperti fiscalisti e tributaristi, che ci hanno così commentato:

I commenti di Massimo Giaconia e Federico Diomeda

(I) se viene approvata in questi giorni la delega fiscale gli anni aperti per la “VD” si ridurrebbero a 4. Infatti il raddoppio dei termini potrebbe essere applicato solo nel caso in cui la notizia di reato sia trasmessa alla procura da parte della amministrazione finanziaria entro la scadenza dei termini per l’accertamento ordinario (4 anni). Gli operatori si aspettano l’approvazione di questa norma sia per ridurre la mole di lavoro enorme sia per incentivare il rimpatrio (perché i costi sarebbero decisamente più bassi);

(ii) la convenienza al rimpatrio e’ molto forte per chi ha in giacenza somme che si sono alimentate da oltre quattro anni (o 8 se non viene approvata la delega) in quanto le imposte sono dovute solo sulla rendita finanziaria. Se invece le somme detenute all’estero si sono accumulate negli ultime anni il costo e’ particolarmente elevato perché si devono pagare le relative imposte (e sanzioni) sulle somme percepite nei singoli anni;

 (iii) una criticità del ravvedimento e’ rappresentata dalla circostanza che il contribuente deve comunicare alla amministrazione finanziaria tutti i dati (quindi il contribuente può solo fare una simulazione del costo). Sarà l’amministrazione a determinare l’imposta dovuta. Si stimano circa 100 mila contribuenti che detengono somme all’estero (prevalentemente in Svizzera) e se solo la metà dovesse aderire la mole di lavoro per l’amministrazione sarebbe enorme, forse ingestibile, con buona probabilità di portare al collasso l’organizzazione della amministrazione finanziaria;

 (iv) le banche svizzere hanno un atteggiamento molto fermo di fronte a questo provvedimento ed invitano i clienti ad aderire alla VD. In sostanza, la Svizzera vuole uscire dalla “black list” e il suo sistema bancario aspira ad attrarre investimenti finanziari da gestire in modo efficiente ed in competizione con altri mercati, soprattutto in un momento di difficoltà dell’area euro;

 (v) il contesto internazionale di lotta ai paradisi fiscali facilita/impone la decisione a regolarizzare posizioni nel passato non dichiarate;

 (vi) per tutte le ragioni prima evidenziate ci si aspetta che questo provvedimento possa trovare una piu’ ampia adesione rispetto ai provvedimenti precedenti.