Zingales: Due euro sono meglio di uno?

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/9-maggio-2010/due-euro-meglio-uno.shtml

Il molto ascoltato economista Zingales lancia una proposta separatista: EuroPlus + EuroMinus > (meglio di) EuroUno. Nel pieno della competizione elettorale europea, il suo linguaggio sembra assumere toni politici, sufficientemente ampli da rispondere ad una vasta gamma di esigenze di breve termine:

al mal di pancia dei Cittadini europei maltrattati dai loro avidi governi

  • a quanto gli americani pensano dell’Europa e degli europei incapaci di unire le forze e di prendere decisioni efficaci, di cambiamento tempestivo
  • a quanto pensano molti europei, oltre agli americani, a proposito del fermismo furbetto del Sud-Europa
  • alle regioni europee che producono più GDP e che sono stanche di tirarsi dietro il peso morto dell’inguaribile “gargrena”
  •  ai Cittadini (apparentemente pochi) di Paesi che ritengono che l’euro li abbia aiutati a risolvere un certo numero di problemi
  • alla tensione di molte regioni a separarsi dagli attuali Stati ottocenteschi e riaggregarsi in modo diverso.

Da ultimo è un’ottima sponda per chi all’Europa deve dire che l’euro e l’Europa vanno bene; ma che molto volentieri accoglierebbe lo scontento degli elettori locali.

Da molti anni i Cittadini del mondo subiscono l’effetto di una interminabile crisi generata dall’immensa massa di credito inesigibile improvvidamente (o meglio: avidamente) erogato dal “sistema finanziario” anche ai governi (amministratori degli Stati), che ritengono di poter essere insolventi di diritto. I Cittadini percepiscono le parole «credito» e «debito», l’asfissiante incombere del, perniciosamente gestito, circuito governi-banche; ma hanno bisogno di qualcosa di più concreto, tangibile, a portata di mano, a portata delle loro decisioni e delle conseguenti azioni. In questo contesto, l’euro e l’Europa si prestano molto bene a interpretare il ruolo di capro espiatorio. L’Europa è un continente pieno di Stati in competizione fra loro, pieno di istituzioni finanziarie che erogano credito non recuperabile a governi insolventi. Innegabile che male abbiano fatto gli Amministratori Europei a non difendere i propri Cittadini dallo tsunami che loro stessi (amministratori) hanno creato. Male hanno fatto a partecipare alla grande bouffe dei debiti impagabili e dei crediti non garantiti.

EuroMinus e EuroPlus sembrano proprio una grande idea elettorale win-win per tutti per i prossimi due mesi.

Salvo che per me e per altri tre.

Sembrerebbe infatti probabile che l’ipotesi collochi il mio Paese con l’EuroMinus. Una ragione in più per essere, io cittadino del sudeuropa, scontento degli amministratori dell’Europa, che, ricordo, non sono eletti dai cittadini, ma sono cooptati da quegli Stati che un po’ litigano fra di loro e un po’ si accordano per fare i capi dell’Europa. Forse anche questa è un gangrena da rimuovere.
L’ipotesi EuroPlus e EuroMinus è dunque affascinante. Se non lo è per me Cittadino del sud; forse perché non ho capito, e allora mi faccio domande.

1. Due euro mi costano più o meno di un euro? – Mi è stato insegnato che il mercato cerca l’efficienza. In via teorica quindi un euro è più efficiente di due euro. Ma può essere che passando dalla teoria alla pratica le cose non vadano nel verso giusto. Apparentemente è il caso dell’EuroUno. La teoria è (forse) giusta, ma l’applicazione è sbagliata, dice l’articolo. A fronte dei presupposti danni fatti dall’EuroUno l’idea è di rimediare smontando l’EuroUno e di farne due: EuroPlus e EuroMinus. Credo di sapere con quale Euro vorrei stare, ma il problema non è dove stare, ma come si smonta l’EuroUno e come si montano EuroPlus e EuroMinus. La tesi sembra sostenere che: tanto incapaci siamo stati a montare l’EuroUno e tanto lo saremo nel fare gli altri due. In ogni caso ci è costato farlo, ci costerà smontarlo e ci costerà montare gli altri due. Intanto saremo concentrati con la tela di Penelope, mentre il resto del mondo procede alla ricostruzione, rimuovendo le macerie degli smisurati debiti costruiti dal sistema creditizio a braccetto con gli avidi amministratori statuali. Non riesco a vedere, nell’idea proposta, una schema di massima che indichi come fare e quanto costa. Senza parlare di quali sono i benefici attesi. Cercherò lumi. In aggiunta non riesco a leggere bene quale approccio ci viene proposto: il vecchio approccio europeo (il progetto perfetto che avrebbe dovuto perfettamente funzionare) o il “pragmatismo anglosassone” (cominciamo col primo scalino e correggiamo mentre saliamo). Mi pare che la tesi sia: per il passato l’Europa è criticabile, per il futuro meglio una soluzione che ne prenda atto. Una tesi sconveniente sia per le “vecchie logiche europee” sia per il “nuovo mondo pragmatico”. Confesso che preferisco l’approccio impazientemente pragmatico anglosassone che non si dimentica i grandi ideali del “fare la cosa giusta” e della democrazia. Quindi preferisco sollecitare chi ci prova, a far meglio, ma possibilmente senza smontare il buono delle cose già fatte. È inefficiente.

2. Chi manovra la moneta? – Le manovre monetarie hanno senso solo dove le monete sono più di una. E chi fa le manovre monetarie? Una volta erano i re, i principi e i dittatori a manovrare il valore della moneta. A loro serviva prendere denaro dai loro sudditi e utilizzarlo nella competizione con gli altri Stati. Ora sono gli amministratori degli Stati e le istituzioni finanziarie (i commercianti in denaro, per dirla alla Von Mises). Ai Cittadini non è concesso manovrare le monete. Nei casi migliori, ai Cittadini è concesso di possedere più di una valuta, ma sotto stretto controllo degli Stati che hanno un certo interesse fiscale sui flussi di denaro. Sembrerebbe che le manovre monetarie siano di interesse prevalente delle istituzioni finanziarie e dei governi, ma non dei Cittadini i quali invece hanno bisogno di certezza e semplicità nelle transazioni commerciali, anche quelle che riguardano il commercio di denaro. Nei “buoni” tempi andati, quelli delle svalutazioni competitive e dell’inflazione a due cifre, “chi poteva” metteva soldi e merci in aree a valuta solida, certamente non la lira; tutti gli altri impotenti si tenevano la lira. Era de-facto un sistema a due-valute, nemmeno tanto sommerso, piuttosto conosciuto e ancora utilizzato da almeno una potente potenza economica. L’EuroUno ha ridotto le aree di doppia-valuta. L’EuroPlus si presume continuerebbe come l’EuroUno; potremo far funzionare il modello “inflazione e svalutazioni” con l’EuroMinus? Chi ci guadagnerà di più?

3. La moneta è un confine – Chi può, sta con la valuta forte, e chi non può …. non può uscire dal Paese perché gli costa troppo. L’idea del ghetto per sfortunati e incapaci non mi entusiasma, ma se dovessi scegliere credo di sapere cosa sceglierei. La scelta in questo caso sarebbe individuale. Per quanto riguarda invece la ripartizione degli Stati fra EuroPlus e EuroMinus potremmo muoverci lungo almeno due ipotesi:

  • geografico-etnica: gli Stati a nord delle catene montagnose europee decidono che quelli a sud (balcanici, sub-alpini, sub-pireanici) se ne devono andare; o quelli a sud decidono autonomamente di andare con l’EuroMinus; oppure ciascuno del sud se ne va col suo euro nazi(onale)
  • GDPpps (PIL procapite) – quelli a sx dell’Italia (nel grafico qui sotto) stanno con l’EuroPlus, quelli a dx stanno con l’EuroMinus o con l’EuroNazi(onale)

GDP pps bar

A ben guardare i due criteri si sovrappongono abbastanza bene. Temo però che non a tutti quelli appena entrati nell’Euro piacerà la notizia. Alcuni forse opterebbero per restare con l’EuroPlus. Ironicamente, aiuterebbero le quattro grandi economie europee ad evitare di trovarsi in coda ai generatori di GDPpps del nordeuropa.

Regional GDP per capitaDato che a sx dell’Italia gli Stati con alto GDP(pps) hanno generalmente la dimensione di una media regione, è interessante fare qualche confronto regionale.

Ooooops, chi glielo spiega ai verdi del grafico dell’RCI (Regional Competitive Index) che dovrebbero stare con EuroMinus? E a quelli rossi che non possono stare con l’EuroPlus?

A dire il vero, se i confini EuroPlus venissero tracciati lungo la “banana verde”, il progetto separatista potrebbe suonare attrattivo a molti verdi.

 

 

 

 

4. Mobilità e attrattività – Nella proposta si attribuisce alla “mobilità” una qualità economica superiore che, nell’ultimo secolo è decisamente venuta a mancare agli Europei. Ammetto la difficoltà a comprendere la consequenzialità fra la parola «mobilità» e la parola «prosperità». Mi è invece piuttosto chiara la correlazione fra la parola «attrattività» e «prosperità». I flussi di persone, capitali e conoscenza vanno verso posti attrattivi, e per questo diventano mobili. Certo che se trovano un muro, rallentano (ma mai si sono fermati, nemmeno davanti ai muri più solidi). Ecco, l’Europa ha eliminato alcuni muri. Pur comprendendo come mai i potenziali EuroPlus tendano a tenere fuori gli EuroMinus (cosa su cui meditare), mi è controintuitivo che un muro, per sottile che sia, possa facilitare una maggiore attrazione verso aree già di per sé poco attrattive. Ciò detto è molto vero che quanto fatto dall’Europa per la mobilità, ma specialmente per l’attrattività, è veramente deludente. Forse è su questa grave carenza che dovremmo concentraci, nel nostro Paese e in Europa: sull’attrattività dei nostri prodotti, delle nostre persone, dei capitali. Se nel nostro Paese stessimo meglio che in altri Paesi, anche altre persone avrebbero piacere di trasferire qui sé stesse, i loro capitali e le loro capacità e attività. Questo non si fa con le manovre monetarie.

5. Il GDPpps, la moneta e il Sig. Ponzi– Sebbene l’articolo lasci intendere che le manovre monetarie possano essere un valido, anzi validissimo, strumento di generazione di GDP, a suo tempo avevo imparato che vi è una concatenazione rigorosa, e di buon senso, fra il GDP (somma dei redditi dei Cittadini e delle imprese) e il valore complessivo della produzione (sempre GDP). D’altra parte quando si vendono i prodotti, il ricavato, dopo vari giri, va ai Cittadini che li hanno realizzati. Vi sono prodotti che costano molto e prodotti che costano poco. Spesso in relazione alla qualità delle persone che li hanno prodotti e che giustamente pretendono un compenso adeguato alle loro capacità. Per questo, e per un naturale orientamento a mettere al centro l’individuo, preferisco parlare di compensi alti (GDPpps – procapite) invece che di produttività. In altri termini preferisco pensare che non sono i prezzi che devono essere alzati (per primi – inflazione), al contrario sono i compensi che devono alzarsi. E possono alzarsi solo se il prodotto è distintivo e di alta qualità relativa, cioè di alto valore e infine di alto prezzo (in teoria a zero inflazione). Dubito che la moneta centri gran che, se non per effetti collaterali, temporanei e talvolta confondenti. Mentre il dibattito monetario si svolge da decenni senza vincitori e vinti, i nostri pragmatici amministratori dello Stato hanno pensato e operato con il “sistema Ponzi”:

  • a. si sono fatti prestare montagne soldi, sostanzialmente garantiti dall’euro e dall’Europa (dubito che ne avremmo avuti tanti e a un costo ragionevole con la lira)
  • b. con lo strumento della spesa pubblica hanno riversato i soldi, presi a prestito, nelle tasche dei Cittadini italiani. Valore aggiunto, pochino quindi. Ma poichè sempre redditi sono, il GDP è schizzato alle stelle (questo lo dice, a bassa voce, anche la Banca D’Italia). Anche la ricchezza privata è raddoppiata (+ 4000 miliardi) in meno di trent’anni.
  • c. hanno spinto il debito alle stelle, ma non rileva (se non deve essere restituito e se è a basso costo).
  • d. hanno abbassato la “fatica di fare soldi”, al di sotto della competizione mondiale sulla qualità dei prodotti e sulla qualità delle persone. In altri termini per decenni è stato più comodo chiedere denaro agli Amminstratori dello Stato che procurarselo vendendo buoni prodotti e buoni servizi (talenti).

Il fallimento non è dell’euro o dell’Europa, ma degli amministratori dello Stato italiano. L’Europa ci ha messo esattamente dove “noi del Sud” chiedevamo all’Europa di metterci: “un impegno esterno che le desse la disciplina monetaria e fiscale che non era stata in grado di darsi da sola”. Avrebbe dovuto darci amministratori più efficaci e rigorosi. Invece ha perso tempo a misurare la lunghezza degli zucchini. Sono arrivato fin qui col ragionamento, ma ancora non vedo come EuroPlus e EuroMinus possano aiutare ad uscire da questo pantano. Forse, opinabilmente, i due Euro aiutano EuroPlus, ma non ho capito come EuroMinus ne tragga vantaggio. Specialmente non vedo come possano aiutare le regioni della “banana verde” (a meno che non stiano dalla parte dell’EuroPlus).

6. Disoccupazione e fallimenti a catena – La statistica ci dice che dal 2008 in poi abbiamo avuto e continuiamo a subire una pesantissima catena di fallimenti. Se intuisco correttamente, la soluzione prospettata sarebbe che l’EuroMinus faccia una grande svalutazione competitiva, come ai bei vecchi tempi. Non v’è dubbio che siamo maestri nelle svalutazioni competitive e nell’inflazione a due cifre. Mi chiedo però come mai le economie avanzate eliminino le svalutazioni competitive che considerano un danno alla propria leadership economicopolitica oltre che per i propri cittadini. Non intendo però tornare su un tema già toccato. Al contrario desidero aprire la strada alla questione della disoccupazione. Per primo diamo un’occhiata ai dati di World Bank sulla disoccupazione.

Disoccupazione 01

  • Nonostante anni di crisi non siamo ancora arrivati ai livelli di disoccupazione dei primi anni novanta quando abbiamo tentato, e clamorosamente fallito, di far cambiare rotta agli amministratori sperperatori del nostro denaro
  • Intuisco una correlazione diretta fra l’andamento della disoccupazione Europea e quella dell’Italia, quest’ultima performando anche un filino meglio della media europea. È partita peggio, ha recuperato meglio. Non so però dire se per (de)merito dell’euro; ancor più difficile è leggere una “colpa” nell’euro o addirittura un complotto dell’euro e dell’Europa. E con ciò mi assumo il rischio non-politically-correct di evitare “di massacrare in pubblico l’euro”.

 

Il confronto con le medie però non mi hai mai convinto troppo; guardiamo infatti cosa ha fatto l’Italia a paragone con le altre tre grandi economie europee.

Disoccupazione 02La Francia ha performato come noi anche se si atteggia a grande potenza a fianco della Germania. La Germania ha invece da lamentarsi alquanto dell’Europa e dell’euro. Se è stata zitta a lungo, forse dipende dal fatto che all’inizio stava ingoiando il grosso boccone della Germania Est (la loro sud-“gangrena”). La capacità di reazione della Germania è degna di grande rispetto. Senza clamore thatcheriano, ha ristrutturato la sua economia e i risultati si vedono. Non si può certo dire che l’euro abbia portato vantaggi squilibrati sulla disoccupazione che in Germania è rimasta alta e crescente fino al 2006. Dopo tale data la sua disoccupazione è diminuita, e diminuisce decisamente. Nonostante l’arrivo della crisi.
Altro caso impressionante è l’azione di UK. Che, forse impropriamente, attribuisco al drastico cambiamento di rotta thatcheriano. Ecco qualcosa che dovremmo copiare, mutatis mutandis: la capacità di agire con coraggio e determinazione. Non dobbiamo nemmeno studiare nuove soluzioni, basta copiarle. Germania, da dentro l’Euro, e UK da fuori dell’Euro, hanno adottato le necessarie rivoluzioni strutturali, indipendentemente dall’Euro. Noi dobbiamo giocare ancora a lungo con le valute?

Avrei ancora molti altri argomenti, ma ho appena saputo che è uscito un nuovo libro di Zingales “Europa o no. Sogno da realizzare o incubo da cui uscire”. Anche io contribuisco a un po’ di pubblicità e rinvio altri commenti dopo avere letto cosa suggerisce Zingales a proposito del mio futuro.

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